domenica 3 ottobre 2010
Giornata Mondiale degli Insegnanti, la riforma della scuola in un Paese che guarda al passato
Insegnanti, istituita dall’Unesco per sensibilizzare l’attenzione dell’opinione
pubblica sul ruolo e sull’importanza sociale dei docenti. E’ un momento
difficile per la scuola italiana : da un lato si sollevano riserve sull’
adeguatezza del livello di preparazione raggiunto dagli studenti italiani, dall’
altro assistiamo ad una consistente contrazione degli organici degli
insegnanti, motivata con una riforma sui cui contenuti di natura pedagogica
regna il mistero. Molto cospicui sono , quindi , i tagli di spesa della pseudo
-riforma . Le famiglie si muovono nella misura in cui sono interessate dai
tagli, ma, a differenza delle precedenti riforme scolastiche attuate nel
dopoguerra (scuola elementare nel ’55, media unica nel ’62), emerge , caso
unico nella storia dell’istruzione italiana , il carattere trasversale di una
riforma che in un colpo solo interessa tutti gli ordini di scuola
“pedagogicamente “ accomunati da una riduzione della permanenza oraria degli
alunni a scuola. Nessuno, ormai, nemmeno i sindacati, osa reclamare quel che
era ormai assodato:un qualunque intervento in materia di ordinamento
scolastico dovrebbe prevedere in appositi documenti motivazioni, finalità, il
carattere sperimentale a tempo di quanto si viene cambiando e,in futuro,
verifiche con correttivi sulla base della rispondenza di quanto è stato
realizzato rispetto a quanto si intendeva fare. Nulla di tutto questo: il
fronte dei pedagogisti, impegnato a vendere cara la pelle nel contesto
universitario di cui il Governo si sta assiduamente interessando con il
consueto risultato di ridurre le risorse , pare essersi dissolto.. Gli unici
docenti che continuano ad aumentare di numero (e costo) sono quelli di
religione: vengono messi in discussione ruolo e funzione degli insegnanti di
sostegno, che sono stati previsti e regolamentati da una legge approvata dal
Parlamento. Ma il disinteresse, ormai anche da parte della società civile per
la scuola, è significativa spia di un paese che guarda al passato, in cui non
si tutelano in maniera adeguata i diritti delle giovani generazioni e si
proteggono,invece, i privilegi di talune categorie forti: il fatto che non solo
si tagli sulle spese per bambini e ragazzi, ma non si faccia nulla per
sostenere la natalità dimostra ancora una volta la sensibilità dei poteri forti
alle urla di chi fa la voce grossa millantando consensi. . Bambini e ragazzi
non hanno voce, ancor meno ce l’hanno i nascituri . E gli insegnanti insieme a
alcune frange della società civile, memori del ruolo svolto da diverse
generazioni di docenti per la crescita morale e civile del Paese e dei suoi
abitanti, , non possono che rallegrarsi di questo omaggio reso dall’Unesco, ma
non possono non rammaricarsi della scarsa considerazione in cui ha dimostrato
di tenerli il governo in carica, non avviando alcun processo di condivisione
delle riforme in corso. Probabilmente non ce n’era nemmeno ragione: la riforma
in corso è tutta racchiusa nelle voci del bilancio dello Stato. Il calo degli
stanziamenti per l’istruzione è forse l’unico risultato che il governo in
carica si proponeva di raggiungere e l’unico che ha centrato, se si eccettuano
le leggi ad personam.
venerdì 13 agosto 2010
GOLPISMO DI FINI ? BERLUSCONI PENSI AI SUOI 10 ANNI DI CONCORRENZA SLEALE IN POLITICA
Ci sono diverse forme di golpisno politico. Si parla di rispetto da parte degli eletti del mandato conferito dal corpo elettorale. Ma il primo della classe ministro Frattini, che vive nel migliore dei mondi, nonostante i Rutelli, i Casini, i...D'Alema , che dicono che il conflitto di interessi non incide (bisogna battere Berlusconi senza televisioni e giornali!Sic!- E intanto continuano a far perdere la coalizione) è bene non dimentichi che c'è un golpismo che si consuma durante la campagna elettorale, quando il candidato che dispone di emittenti televisive e relativi notiziari in cui fare irruzione quando e come vuole. Che frange dell'opposizione siano complici e, contente di perdere, non abbiano fatto nulla per porre l'aut-aut ad un premier che anche per questa sua sleale concorrenza politica ha fatto il suo tempo e ha già avuto troppo nulla toglie alla fondatezza dell'argomentazione!!!!
domenica 25 luglio 2010
Collegio dei Probiviri, organo di cui la maggioranza dei pidiellini ignora esistenza, funzioni e principi che deve applicare
piu di 15 mesi non abbia avuto nemmeno un caso in cui vi fosse la necessità di
riunire il Collegio dei Probiviri, ovvero le nove persone elette a marzo 2009
che hanno il compito di censurare sia i comportamenti degli iscritti che
danneggiano il partito per le loro condotte nella società civile che quelli
che consistono in scorrettezze reciproche fra militanti , sino al punto di poterne
decretare l'espulsione. Sovviene al di là della funzione dell'organo l'etimo
della parola probiviri, ovvero uomini onesti. Ci voleva l'on.le Granata per
ricordare l'esistenza di un complesso di regole deontologiche di cui in
quialsiasi associazione può essere invocata dagli iscritti l'applicazione nei
confronti di altri iscritti. Ebbene prendiamo atto che queste esigenze sono
avvertite da un ristretto e osteggiato nugolo di militanti, provienienti da
esperienze partitiche tradizionali: per la stragrande maggioranza dei
pidiellini si decide tutto a Palazzo Grazioli, alla corte del premier dove,
senza alcun richiamo ai principi, si decidono molto pragamaticamente le sorti
delle persone. Non sappiamo se Granata e soci siano onesti: tuttavia dobbiamo
ammettere, alla luce delle richieste che fanno , che tali appaiono.
Altrettanto non si può dire dei loro contraddittori, per cui nessuno invoca il Collegio deiProbiviri, un organo di cui ignoravano l'esistenza, probabilmente non meno che dei principi che deve applicare
domenica 18 luglio 2010
Dilaga la mancanza di senso dello Stato: evasione fiscale, infedeltà dei pubblici dipendenti. Ma c'è chi crede possa sul serio essere imposto?
venerdì 9 luglio 2010
Aborto e perdita di significato della maternità nella nostra società nell'intervista a Valter Tarantini
da “Tempi” – 17 giugno 2010
Dopo una vita spesa negli ospedali di tutto il mondo – oggi si divide fra la ASL di Forlì e una clinica svizzera. Valter Tarantini ha 61 anni, fa il ginecologo e dal 1978, anno in cui l’aborto divenne legge, pratica interruzioni volontarie di gravidanza. Ne ha fatte a migliaia: 300 l’anno circa. Quindi, più o meno, 10 mila in una vita. A lui la rivista Tempi ha chiesto che cosa è cambiato dall’entrata in vigore della legge.
Dottor Tarantini, dalla legislazione sull’aborto ad oggi si dice che le recidive siano aumentate. Conferma?
Oggi l’aborto non è più l’estrema ratio. Interrompere una gravidanza è diventato una cosa normalissima. Anzi, meno importante di altre. Prima lo si faceva per combattere la morale! Il frutto che vedo oggi è che la morale non c’è più, e che l’80% delle mie pazienti sono recidive. Ogni paziente ha avuto in media dai 3 ai 6 aborti. Ma ho incontrato anche una donna che era al quarantesimo aborto.
Come spiega che tante donne preferiscano l’aborto alla contraccezione?
L’aborto stesso con la 194 lo è diventato. Perciò dico che questa legge controlla le nascite, e che sbaglia chi dice che in grazia alla sua buona applicazione gli aborti sono diminuiti. Se li contiamo in rapporto ai bambini nati, si vede che non hanno fatto che aumentare.
Quindi non ha senso migliorare l’accesso alla contraccezione per le donne?
Macché, le peggiori recidive sono ricche e istruite e sanno benissimo che cos’è la contraccezione. Ma per loro l’aborto è un fatto così banale, che è uguale a prendere la pillola. Ma c’è differenza! Anzi, per alcune è meglio. «Sa dottore, la pillola fa male. Mi fa ingrassare!». Siccome la contraccezione richiede impegno, l’aborto gli sembra più veloce ancora. Alcune avranno anche problemi psicologici, ma la maggior parte pensa solo alla cosa più comoda.
Ma perché, se le statistiche mostrano che le recidive sono in aumento, nessuno ne parla?
Perché sarebbe ammettere che il sistema sanitario italiano è fallito per colpa nostra. Invece, che la 194 sia un fallimento, è un’evidenza! Anche se applicassimo al meglio la prima parte potenziando la prevenzione e i consultori. Puoi cercare qualsiasi risoluzione, ma il problema è che se una non pensa che la vita del figlio sia più importante di tutti i problemi, non si risolve nulla. Prima, avere bambini, era tutto: i nostri vecchi davano la vita ed erano più contenti di noi. Mi chiedo perché sia sparito tutto questo, perché si sia perso il senso della vita. Le faccio degli esempi: una ragazza di 25 anni è arrivata con l’amica ridacchiando a chiedere l’aborto… Vedono il bambino nel monitor e iniziano a ridere. “Che carino! – dicevano – Guarda come si muove!”. Oppure, penso a una che mi disse: “Dottore, non è che mi lascia la foto dell’ecografia come ricordo?”.
Per non parlare delle domande più frequenti: «Dottore, era maschio o femmina? Quando posso avere rapporti sessuali? Quando posso mangiare?
Vede delle soluzioni?
Ho proposto a Gianfranco Fini e alla Lega di far pagare l’aborto, non nel privato, sennò ci speculerebbero sopra, ma restando nel pubblico. Non vedo infatti perché i contribuenti debbano pagare 1300 euro a una persona che non è malata, sta bene, non ha problemi.
Come giudica la via lombarda di stanziare fondi per i Centri di Aiuto alla Vita?
Non risolve il problema! Quella economica è solo una motivazione in più, non la principale! Anzi, le ripeto, le più incallite sono le benestanti. Le extracomunitarie sono forse le uniche che sono dilaniate dal dramma. Le recidive poi, l’assistente sociale non la vogliono nemmeno vedere. Un figlio non lo tieni per un assegno, lo tieni per altro! Il problema è a monte. Il punto è il rifiuto della maternità.
Se una paziente richiede un aborto per motivi inconsistenti, lei che è medico non obiettore può rifiutarsi di intervenire?
Se lo facessi finirei su tutti i giornali, che mi denuncerebbero, perché ho violato la legge! Formalmente una donna un motivo lo trova sempre. Tempo fa venne da me una coppia giovane e benestante che aveva deciso di abortire un figlio. Domandai perché. Mi risposero che era un po’ presto per avere figli. «E quando avete intensione di averne?», chiesi. «Mah, l’anno prossimo», risposero. E chiaro che in quel caso il motivo non sussisteva, ma ne hanno trovato uno. Ti dicono che sen on lo fai si buttano giù dalla finestra… che gli rovini la carriera! Per questo tanti (medici) hanno iniziato a fare obiezione. Scappano tutti!
Ma la RU486, non peggiora le cose?
È solo una conseguenza! L’aborto è un affare sporco che nessuno vuole più guardare! Né i medici, né la società, né le donne che non sanno più di che si tratta.
Lei afferma che occorre scoprire il valore della maternità. Lei non può aiutare le donne che incontra, in questo percorso?
Ma non vede che sfascio? Penso che non servirebbe a nulla. prima c’erano gli ideali. La vita si dava per qualcosa. Oggi non interessa più nulla, se non il piacere passeggero, l’edonismo sfrenato! Mia madre invece mi ha voluto bene. Si faceva il mazzo per me, e anche a suon di schiaffi mi diceva cos’era bene e cos’era male.
E allora, non sarebbe opportuno farlo anche con le sue pazienti?
Non so se mi ascolterebbero. Mi darebbero del rompipalle! Non basta nemmeno quando gli dico che il figlio è un bene sempre e comunque e che è vita dall’inizio.
Se pensa a queste cose, perché continua a praticare interruzioni di gravidanza?
Ho iniziato perché a 25 anni ho visto morire due donne per aborto clandestino. Non vorrei tornassimo a situazioni di questo genere. Lo faccio per quelle poche che mi sembrano disperate.
Ma magari lascerebbe un segno maggiore se, come i suoi genitori hanno fatto con lei, indicasse un ideale più alto: quello del valore della vita, invece che correre ai ripari mettendo a tacere le coscienze?
Non so. Io non basto. Tutto il mondo continuerebbe a dire il contrario. Quest’epoca assomiglia all’Impero romano in decadenza con i barbari che avanzano. Noi, anziché combatterli, diventiamo come loro! Cosa posso fare io da solo, se smettessi di fare gli aborti?
Conclusione: I monaci alla caduta dell’impero hanno ricostruito tutto da soli e rieducato persino i barbari.
Forse noi cristiani abbiamo calato le braghe. Ci siamo vergognati del cristianesimo. un tempo i cristiani si facevano mangiare dai leoni. Oggi noi scappiamo. Un tempo amavano i figli, oggi li uccidiamo! Forse il “problema a monte” siamo proprio noi. E i barbari, invece che cambiare, arrivano qui, e ci trasformano loro.
domenica 4 luglio 2010
Berlusconi "ghe pensi mi" 2000-2010 dell'on.Antonio Borghesi
La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica…..” Negli ultimi dieci anni ne ha passati otto a fare il Presidente del Consiglio: dunque non si può dire che ciò che è oggi l’Italia non sia anche il risultato della sua azione di governo.
Il Prodotto Interno Lordo pro capite (cioè la ricchezza prodotta per abitante) dieci anni fa vedeva l’Italia al 17° posto nel Mondo. Oggi è al 28°. L’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. L’Italia, è salita dall’11° posto nel 2000 al 9° nel 2001, per poi progressivamente perdere posizioni: 12° dal 2002 al 2005 e 13° al 2008. Per l'intero periodo 2001-2009 l'Italia è, in assoluto, il paese dell'Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l'1,4 per cento, contro il 10 per cento dell'Uem e il 12,1 per cento dell'Ue. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il debito pubblico italiano era di 1.261,804 miliardi di euro nel dicembre 2000. E’ salito a 1.812,790 miliardi ad aprile 2010. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il potere d’acquisto reale era all’inizio del decennio di circa 15.200 euro per abitante: nel 2009 è diventato di 14.200 euro, circa 1.000 in meno. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane era nel 2000 pari a circa il 2,2% del Pil. Alla fine del decennio si era ridotta a circa l’1,5%. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’indice di competitività del nostro Paese rispetto al resto del mondo ci vedeva al 41° posto nel 2003. Siamo ora al 49°. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nella quota di popolazione a rischio povertà l’Italia resta inchiodata per l’intero decennio su una quota di popolazione pari al 19%, superiore alla media europea a 27 (17%). Per quanto riguarda i bambini ’Italia, insieme alla Romania, ha un indice di povertà che raggiunge il 25 per cento, mentre la media europea è al 19. Per quanto riguarda gli anziani, mentre il rischio di povertà medio dell’Unione è al 19 per cento, l’Italia raggiunge il 22 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La pressione fiscale reale era nel 2000 del 51,2% nel 2000: nel 2010 è diventata del 51,6%. L’Italia non è quinta, ma prima in Europa se si prende il dato depurato dalla componente di economia sommersa stimata, ossia di economia che, per definizione, le tasse non le paga. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per la disoccupazione siamo al 9,1%, , il dato più alto dall’aprile del 2004. Nell’estate del 2007 si raggiunse il livello di disoccupazione più basso da oltre venti anni a questa parte: il 6 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L'Italia si colloca per gli stipendi al ventitreesimo posto, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'Ocse. I salari medi annui netti in Italia per un single senza figli nel 2009 sono stati pari a 22.027 dollari (Ppe, a parità di potere di acquisto) contro un lordo di 31.167 dollari. Nel 2000 il salario netto era di 18.451 dollari e il lordo a 25.933. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. “Ghe pensi mi”, Presidente!
All’inizio del decennio eravamo al 20° posto su 45 in quella che viene definita “libertà di intrapresa”. Oggi risultiamo al 27° posto. Rispetto ad un punteggio massimo di 100, l’Italia consegue un misero 35, 16 punti al di sotto della Romania e 23 punti al di sotto della Bulgaria. L’economia italiana è pertanto meno libera di quella dei paesi dell’ex blocco comunista ed è distanziata di 40 posizioni dall’Irlanda, prima in classifica con 74 punti, seguita dalla Danimarca e dal Regno Unito. Siamo al 60° posto nel mondo, su 157 Paesi presi in con siderazione (punteggio 63,4%) al pari con l'Uganda. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’OCSE ha prodotto alla fine dello scorso anno una classifica dei Pesi definiti “più diseguali”. In quella classifica l’Italia si colloca al 6° posto, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.Il reddito del 10 % più ricco della popolazione è pari a 55.000 dollari, molto più della media dei Paesi dell’OCSE e dispone di un patrimonio pari a 42 % del patrimonio totale del Paese. Per contro, il reddito del 10 % più povero della popolazione italiana è pari a 5.000 dollari, contro una media OCSE di 7.000 dollari. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nel 2001 l’indice di corruzione vedeva l’Italia al 21° posto nel mondo. Alla fine del decennio siamo sprofondati al 63°, superati anche da Paesi come la Namibia, il Botswana, il Costa Rica, il Sud Africa e la Turchia. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2009 il nostro Paese è sceso al 72° posto su 192 Paesi monitorati. Meglio di noi stanno Paesi come il Tonga, il Cile, il Mali, il Belize. Nel 2000 occupavamo il 54° posto. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Mi fermo qui. Potremo continuare ancora con altre grandezze. Se dopo otto anni di governo uno dice “Ghe pensi mi”, questo non può che essere il miglior riconoscimento del suo fallimento.
A meno che non si guardi agli interessi privati di Berlusconi e della sua “cricca”. Gli enormi vantaggi che Mediaset ha avuto in questo decennio (in quello precedente glieli aveva assicurati Craxi) valgono sicuramente il fallimento del popolo italiano e l’aggravamento drammatico dei suoi problemi. Tanto per Berlusconi c’è sempre un Lodo Alfano, un legittimo impedimento, un decreto frequenze o uno scudo fiscale. dal sito www.antonioborghesi.it
Berlusconi sgombri lo scenario dai problemi inesistenti,usando skype alposto del tel., e risolva quelli che mettono a rischio il futuro del Paese
venerdì 11 giugno 2010
La finanza creativa dei partiti di Gian Antonio Stella
La Spagna di Zapatero (quella Spagna su cui tanti abbozzano oggi sorrisetti ironici…) ha 575 parlamentari, circa metà degli italiani, e un costo dei Palazzi e dei partiti infinitamente più basso di quello dei nostri, eppure già nel 2008, quando fu chiaro che la crisi sarebbe stata pesante, decise di dare un taglio netto e immediato al finanziamento pubblico, da 136 a 119 milioni di euro: il 13%. Da noi no. Non solo il calcolo di un euro di rimborso a elettore per le «politiche» al Senato si continuerà a fare contando il numero degli elettori della Camera, che sono ovviamente molti di più. Non solo il taglio non sarà del 50% come aveva inizialmente fatto intendere Tremonti ma solo del 10% (ammesso che non scenda ancora…) ma la prima sforbiciata arriverà come è noto alle prossime politiche del 2013, la seconda alle prossime europee del 2014, la terza alle prossime regionali del 2014. Fra quattro anni. Quando un maestro, a causa dell’inflazione, avrà già subito un taglio (i calcoli sono di Tuttoscuola diretto da Giovanni Vinciguerra) fino al 15% dello stipendio contro uno del 5% per chi, dallo stesso Stato, riceve 20 mila euro al mese.
Perché? La risposta, che spiegherebbe l’imbarazzata scelta unanime di adottare la tattica del pesce in barile (zitti, allineati e coperti), sarebbe nel fatto che un po’ tutti i partiti, una volta passata la legge che distribuiva i denari, si sarebbero precipitati in banca: «Noi dobbiamo avere, da qui alle prossime elezioni, tot denari: ce li anticipate subito e poi vi rivalete sulle pubbliche casse?». Morale: se venissero bloccati oggi, immediatamente, quei rimborsi, i partiti dovrebbero restituire soldi che hanno speso prima ancora di averli. E questo anche certi partiti che, mentre l’imitavano sottobanco, criticavano Tremonti per le cartolarizzazioni e altri interventi di finanza «creativa».
Non bastasse, c’è chi si è spinto a spiegare anonimamente la scelta di non dare un taglio radicale ai contributi con parole che mai e poi mai saranno dette pubblicamente: se la riduzione fosse troppo robusta, alcuni partiti, presi con l’acqua alla gola e incapaci di ridurre le spese, potrebbero tornare alle cattive abitudini di un tempo… Mica male, come spiegazione…
da Il corriere della sera del 9 giugno 2010
martedì 8 giugno 2010
Faccia le dispense delle sue lezioni di diritto in-costituzionale : stato dissoluto e premier impotente circondato dal compianto
venerdì 28 maggio 2010
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. Recitava Totò e questa manovra economica che altro è?
con buona pace del ministro Brunetta e della ministra Gelmini, che aveva
addirittura promesso la destinazione del 30% di quanto sarebbe stato
risparmiato dai tagli sugli organici della scuola a incentivare i lavoratori
più meritevoli, ci hanno pensato il ministro Tremonti e il presidente del
consiglio Berlusconi a far perdere al governo in carica qualsiasi credibilità
di fronte ai dipendenti pubblici. La manovra economica in corso di adozione
blocca non solo il rinnovo dei contratti pubblici per il prossimo triennio,
congelando qualsiasi aspettativa dei dipendenti pubblici alle indennità di
vacanza contrattuale (7 ,0 euro mensili) ma addirittura congela la progressione
di carriera del solo personale pubblico, il cui contratto riconosceva rilievo
all’anzianità di servizio, vale a dire quello della scuola : altrochè premi per
chi lavora, vengono sottratti a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici
della scuola dai due ai tremila euro all’anno lordi , frutto non di rinnovo
di contratti, ma di somme già imputate e messe a bilancio. Certo non si
aumentano le imposte a questi dipendenti: si toglie loro una parte di
stipendio, frutto di impegni assunti dallo Stato e dallo stesso disattesi.
Se non è questo mettere le mani nelle tasche di questi italiani(sono forse
extracomunitari? non bisogna avere la cittadinanza italiana per essere
dipendente statale?), mi si spieghi un altro significato plausibile della
frase. Ma quel che è peggio, alla luce delle promesse di Brunetta e Gelmini,
non si è detto : il personale della scuola deve concorrere nella misura di un
certo numero di miliardi di euro, gli aumenti per la progressione di anzianità
sarebbe costati tot miliardi di euro, li tagliamo in parte e incarichiamo i
dirigenti di individuare, in base al merito, a chi dare un parziale
riconoscimento per il lavoro svolto e il contributo che dà. Niente di tutto
questo: nel segno del più stupido appiattimento , degno dei più beceri regimi
totalitari di sinistra e di destra, si è bloccata indiscriminatamente la
progressione di carriera per tutti, dimostrando assoluto disprezzo per la
dignità dei singoli lavoratori, per il diversificato apporto che ciascuno di
questi da alla crescita del Paese. Non so sinceramente chi fra i dipendenti
della scuola potrà ancora credere, qualunque cosa dicano o promettano, a
persone che si sono comportate in questo modo.
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. Recitava Totò e questa manovra economica che altro è?
con buona pace del ministro Brunetta e della ministra Gelmini, che aveva
addirittura promesso la destinazione del 30% di quanto sarebbe stato
risparmiato dai tagli sugli organici della scuola a incentivare i lavoratori
più meritevoli, ci hanno pensato il ministro Tremonti e il presidente del
consiglio Berlusconi a far perdere al governo in carica qualsiasi credibilità
di fronte ai dipendenti pubblici. La manovra economica in corso di adozione
blocca non solo il rinnovo dei contratti pubblici per il prossimo triennio,
congelando qualsiasi aspettativa dei dipendenti pubblici alle indennità di
vacanza contrattuale (7 ,0 euro mensili) ma addirittura congela la progressione
di carriera del solo personale pubblico, il cui contratto riconosceva rilievo
all’anzianità di servizio, vale a dire quello della scuola : altrochè premi per
chi lavora, vengono sottratti a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici
della scuola dai due ai tremila euro all’anno lordi , frutto non di rinnovo
di contratti, ma di somme già imputate e messe a bilancio. Certo non si
aumentano le imposte a questi dipendenti: si toglie loro una parte di
stipendio, frutto di impegni assunti dallo Stato e dallo stesso disattesi.
Se non è questo mettere le mani nelle tasche di questi italiani(sono forse
extracomunitari? non bisogna avere la cittadinanza italiana per essere
dipendente statale?), mi si spieghi un altro significato plausibile della
frase. Ma quel che è peggio, alla luce delle promesse di Brunetta e Gelmini,
non si è detto : il personale della scuola deve concorrere nella misura di un
certo numero di miliardi di euro, gli aumenti per la progressione di anzianità
sarebbe costati tot miliardi di euro, li tagliamo in parte e incarichiamo i
dirigenti di individuare, in base al merito, a chi dare un parziale
riconoscimento per il lavoro svolto e il contributo che dà. Niente di tutto
questo: nel segno del più stupido appiattimento , degno dei più beceri regimi
totalitari di sinistra e di destra, si è bloccata indiscriminatamente la
progressione di carriera per tutti, dimostrando assoluto disprezzo per la
dignità dei singoli lavoratori, per il diversificato apporto che ciascuno di
questi da alla crescita del Paese. Non so sinceramente chi fra i dipendenti
della scuola potrà ancora credere, qualunque cosa dicano o promettano, a
persone che si sono comportate in questo modo.
sabato 22 maggio 2010
"Non verranno toccate sanità, pensioni, scuola e Università» promette Berlusconi. Sino a quando abuserà della pazienza degli italiani?
Per i giochi olimpici Veneto tradito dalle lobbies legate al Popolo della Libertà. Zaia se ne accorge: al via una politica di lotta ...nel governo
sabato 15 maggio 2010
Gli ipotizzati tagli alle indennità di quanti rivestono cariche pubbliche e ai dipendenti pubblici non dovrebbero partire dal basso ma essere un'iniziativa condivisa dalla maggioranza delle forze politiche di cui il governo dovrebbe semplicemente recepire la volontà. E comunque dovrebbero essere attuati non seguendo il generico principio della proporzionalità , bensì rigorosamente al contrario, il principio della progressività fissato dalla Costituzione per il prelievo fiscale: quanto maggiore è la somma di tutti redditi di cui un soggetto è percettore, tanto maggiore dovrebbe essere la contrazione subita dell'indennità o dallo stipendio, che l'amministratore o dipendente pubblico riscuote.Visto che per i benefici è impossibile, almeno in tema di sacrifici, ripristiniamo l'equità.
giovedì 6 maggio 2010
Venezia non è Roma, Palazzo Ferro Fini non è Palazzo Chigi, ma Zaia non è sempre Zaia?
giovedì 29 aprile 2010
Le polemiche sul 1° maggio ci confermano l'incapacità della maggioranza di cogliere il nesso fra lavoro,costituzione e riforme istituzionali
domenica 25 aprile 2010
Berlusconi teme Fini, soprattutto perchè può sottrargli il ruolo di vittima e perseguitato , che tanto gli ha reso in termini elettorali
Il presidente del Consiglio, durante la prima direzione del Popolo della Liberta convocata a un anno e 20 giorni dalla nascita del partito (in compenso tutta on line) mette in vendita Il giornale, il quotidiano non suo (ma del fratello), ad una cordata di ipotetici imprenditori amici(ma ne ha di così generosi?) di Fini. Esempio impagabile di liberalismo e liberalità!
Infine il grottesco. Fini inizia (sic!) una campagna mediatica per far conoscere il suo punto di vista sulle vicende interne al partito di maggioranza relativa: ovviamente comincia dalle reti Rai. Forse bisognerebbe rammentare a Fini che il suo sdoganatore politico conduce da 17 anni ininterrottamente una campagna mediatica personale, imbarazzante per qualsiasi politico democraticamente eletto in qualunque paese del mondo. Lui incomincia solo ora, con la pretesa di far valere i diritti delle minoranze allinterno di un Partito controllato nella stragrande maggioranza da Berlusconi. Eppure il presidente del consiglio teme Fini!Perchè mai? Il vero rischio è che, visti i presupposti, gli possa , probabilmente grazie alle scelte dello stesso premier, sottrarre la parte di vittima e perseguitato che Berlusconi recita egregiamente da sempre , fonte di buona parte dei suoi successi politici ed elettorali. Quanti dei suoi elettori lo compiangono! E se cominciassero a compiangere Fini ? Il rischio cè e bisogna provvedere.
venerdì 23 aprile 2010
Le sfide che attendono Italia dei Valori a Venezia: discontinuità e rappresentatività, all'insegna di legalità e trasparenza
Queste premesse non possono non avere una ricaduta sull’azione politica del partito rispetto alle decisioni che debbono essere assunte ai diversi livelli. Il riferimento costante ai principi di legalità e trasparenza nell’azione amministrativa è stato alla base della nostra campagna elettorale , ma, come documentano anche gli impegni fatti sottoscrivere dal partito a ciascun candidato all’atto dell’accettazione dell’inserimento in lista, deve tradursi per coloro che sono stati chiamati a rappresentare i nostri elettori in una pratica quotidiana nell’ambito dell’attività amministrativa.
Il mandato che hanno ricevuto gli eletti dalla nostra base è tutt’altro che equivoco e va proprio in questo senso: e chi è stato eletto deve certamente ringraziare quanto gli hanno accordato la preferenza, ma non deve nemmeno dimenticare gli oltre seimila voti IdV per il Consiglio Comunale che non hanno espresso preferenza ma che , probabilmente, nutrono nei confronti dei nostri consiglieri comunali e di municipalità grandi aspettative di rinnovamento. Questi elettori , il cui patrimonio poteva essere ben maggiore se non ci fosse stata la diaspora grillina (quasi 4mila voti) , debbono potersi riconoscere non solo nelle nostre proposte ed iniziative di cui IdV si farà promotrice ma anche nei provvedimenti che la Giunta Comunale adotterà. Certo nei settori per cui ai nostri rappresentanti è stata affidata la delega l’impegno sarà più cogente, nel senso che provvedimenti in palese contrasto con i principi di legalità e trasparenza non saranno ammissibili, ma pure negli altri ambiti l’impegno non sarà minore, proprio perché la natura collegiale della Giunta Comunale e del Consiglio di Municipalità consente di far verbalizzare il proprio dissenso. Che potrà essere non solo doveroso ma addirittura dovrà, in prospettiva sempre, essere pubblicizzato. Perché chi rappresenta il partito deve nel nostro caso saper essere voce soprattutto di chi non ha dato preferenze, ma ha chiesto di essere rappresentato dando fiducia all’organizzazione partito, alla sua capacità di essere efficace mediazione fra società civile e sua rappresentanza politica. D’altra parte è solo grazie a questi voti “senza nome” ma carichi di speranza che IdV ha conseguito un grandissimo successo elettorale: ed è una dote che il mancato rispetto nella pratica amministrativa dei principi di legalità e trasparenza rischia di far disperdere.
Il problema della rappresentanza di IdV negli organi elettivi è stato risolto con la proclamazione degli eletti: la partita più dura comincia ora è quella della rappresentatività. Non sono giochi di parole: il futuro politico di IdV è racchiuso nella capacità dei nostri eletti di fare sintesi al punto di riuscire ad essere rappresentativi anche di chi ci ha votato solo per l’affermazioni di principi come legalità e trasparenza dell’azione amministrativa e stato di diritto. Non è poco e non è facile: bisogna talora avere il coraggio di dissociarsi e far verbalizzare il nostro dissenso. Solo così sarà possibile conservare la credibilità politica, grande risorsa per il presente e il futuro di Italia dei Valori.
Bisogna, infine, avviare un censimento delle competenze dei nostri iscritti e dare loro spazio, proprio alla luce di questo criterio, nell’assegnazione di nomine e incarichi cui il partito dovrà provvedere
La fase che ha portato all’individuazione degli assessori che ci rappresentano in Giunta è stata contraddistinta dalla presentazione dei curricula degli eletti ai fini di far luce sulle loro competenze e esperienze pregresse per valutare la loro idoneità agli incarichi. E’ una questione di metodo e di regole – sul cui rispetto non può non fondarsi l’organizzazione di un partito come il nostro, – che debbono guidarci in questa delicata fase . La trasparenza non va solo proclamata ma anche faticosamente praticata : nomine e designazioni che possano essere ricoperte da iscritti al partito debbono essere portate da assessori, consiglieri comunali e di municipalità a conoscenza del coordinatore comunale e provinciale con indicazioni di possibili candidati. Dovranno essere individuati in maniera collegiale e partecipata i candidabili e a segnalati i relativi nominativi ai preposti alle nomine . Solo garantendo legalità e trasparenza nella gestione di questa impegnativa partita sarà possibile porre le premesse per un’organizzazione di IdV in grado di fronteggiare i gravosi compiti che il successo elettorale ha accollato al partito. E soprattutto sottrarsi al rischio di disperdere inopinatamente questo successo.
domenica 18 aprile 2010
Raimondo Vianello è morto due volte, la seconda per la vergogna di quanto è stato detto e fatto per onorarne la memoria.Di una volgarità stupefacente
Contrordine,.......: le riforme istituzionali non sono la cosa più importante. Specie se rischiano di minare l'unità del Popolo della Libertà
sabato 17 aprile 2010
Berlusconi, direttore del teatro più stabile d'Italia, quello della politica
domenica 11 aprile 2010
Diritto in-costituzionale: mai come adesso l'esecutivo ha avuto tanto potere nella storia della Repubblica italiana. A che pro dire il contrario?
sabato 10 aprile 2010
Realizzare un sogno: ideare e costruire la scuola per i propri figli!!!!
Ovvio che per realizzare tutto questo dovrà far frequentare alla figlia una scuola rigorosamente pubblica fin dal nido. Ne avrà il coraggio?
venerdì 9 aprile 2010
UNA CAMERA DEI DEPUTATI FORMATA NON DA ELETTI DAL POPOLO, MA DA NOMINATI DEI PARTITI HA LE CARTE IN REGOLA PER MODIFICARE LA COSTITUZIONE?
venerdì 2 aprile 2010
LE PRESE DI POSIZIONE DI ZAIA E COTA SULLA PILLOLA ABORTIVA SONO SOLO FONTE DI DISINFORMAZIONE
in quanto lo stesso art.117 attribuisce allo Stato la "determinazione dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazional".La
decisione su quali farmaci possono essere utilizzati per i trattamenti sanitari
rientra a pieno titolo fra i diritti sociali che debbono essere garantiti in
modo uniforme su tutto il territorio italiano: per cui non è ciascuna Regione
competente in maniera esclusiva in materia sanitaria a poter decidere quali
farmaci possono essere somministrati, ma la questione eventualmente dovrà essere preliminarmente affrontata nella Conferenza Stato - Regioni che vede appunto i presidenti di quest'ultime confrontarsi con lo Stato anche sulle tematiche di esercizio della potestà legislativa. Francamente un conto è non condividere l'introduzione nel nostro sistema della cosidetta pillola abortiva come cittadino, un conto è esprimere questa opinione come rappresentante dell'Ente che è tenuto a dare attuazione a decisioni legittimamente assunte in contesti romani. Spiace dirlo, ma esprimersi nei termini usati da Zaia e da Cota su una questione così delicata crea vera e propria disinformazione. La via corretta sarebbe stata seguire l'approccio appena illustrato: e visto anche il tenore degli inviti rivolti ai direttori generali delle Asl a non applicare questo trattamentoon non si può che pensare a intenti strumentalizzatori. Ma è più crticabile l'atteggiamento di chi intende applicare la legge nazionale o di chi invita a boicottarla? La cosa è tanto più grave se si pensa che la forza politica che esprime questi due presidenti ha tutti gli strumenti democratici per far affermare i principi di cui intende farsi portatrice anche in contesto romano. Se si vuol fare dell'Italia uno stato confessionale, lo si dica: non faremmo che prendere l'esempio dei tanto vituperati paesi in cui la religione di stato è quella mussulmana.Altra via non esiuste.
martedì 30 marzo 2010
SE L'"APE" ZAIA E'VOLATA COSI' IN ALTO;,DEVE RINGRAZIARE SOLO BERLUSCONI
SE L'"APE" ZAIA E'VOLATA COSI' IN ALTO; DEVE RINGRAZIARE SOLO BERLUSCONI
domenica 21 marzo 2010
AL POSTO DEL SENSO DELLO STATO IL SENSO DELLA...REGIONE?
Esistono tutta una serie di materie in cui il nostro ordinamento prevede una potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni, in cui Stato e Regioni debbono trovare un accordo per legiferare a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. Come è possibile, a lume di logica, che una persona possa essere al tempo stesso componente del Consiglio dei Ministri , in cui è incardinato il potere esecutivo e di iniziativa legislativa con buone possibilità di successo, visto che possiede la maggioranza nelle Camere, e presidente di una delle Regioni, portatrice di interessi diversi e contrapposti, non per scelta ma per il diverso ruolo affidato a Governo e Regioni dalla Costituzione?La cosa è improponibile a lume di logica. Eppure , dichiara il costituzionalista De Nardi intervistato dal Corriere del Veneto, sarebbe possibile se la Regione Veneto avesse esercitato la facoltà di darsi una legge elettorale (cosa che non ha fatto) prevedendo espressamente che il presidente della Giunta Regionale non fosse componente del Consiglio. Insomma l’incompatibilità è fra ministro e componente del Consiglio Regionale , quale il futuro presidente della Regione sarà in base alla normativa in vigore al momento della sua elezione. Le nefaste conseguenze dell’erronea applicazione all’esercizio di pubbliche funzione del principio “tutto ciò che non è proibito è consentito “ non hanno fine: dopo i doppi , tripli incarichi , parlamentare, componente del governo, ai vertici di enti locali, avremo anche questa commistione fra potere delle Regioni ed esecutivo ? Francamente sono cose che nessun politico o giurista di buon senso avrebbe potuto nemmeno ipotizzare sino a qualche anno fa, tant’è che sono numerosi i casi di conflitti di attribuzione e competenze sollevati fra Regioni e Governo davanti alla Corte Costituzionale. Ma questi nuovi politici hanno sostitutito al senso dello stato quello delle Regioni, come se quest’ultime non facessero parte dello Stato ?
Doppi e tripli incarichi?Alla base dello sconcio l' estensione all'esercizio di funzioni pubbliche del principio "Ciò che non è vietato è consentito"
ESERCITIANO ASSIEME AL DIRITTO DI VOTO ANCHE QUELLO DI DARE LA PREFERENZA:LO STATO CE LI HA DATI, GUAI A CHI LI METTE IN DISCUSSIONE
ttere in discussione la bontà dello strumento: sono gli interpreti (ovviamente altri uomini , a volte diversi, a volte gli stessi che hanno fatto la legge ) con le loro discutibili letture pratiche a inquinare ogni strumento, anche il migliore. Non è un caso che l’ultimo vero movimento di popolo nell’Italia degli ultimi vent’anni, la stagione seguita allo scoppio di Tangentopoli in cui la classe politica ha almeno tentato di mettersi in sintonia con le istanze della base, non solo non si è mai sognato nel 1993 di togliere la preferenza ma l’ha ridimensionata per le elezioni comunali e regionali, eliminando un possibile effetto distorsivo, quello causato dalla pluralità di preferenze che potevano favorire un mercato di scambio delle stesse. La preferenza in questi giorni che precedono le consultazioni amministrative ha il sapore del retaggio di un’epoca definitivamente archiviata nel 2006 per le elezioni politiche grazie alla legge Calderoli, che ha espropriato gli elettori della preferenza per le elezioni dei deputati , mettendo nelle mani delle segreterie dei partiti che fanno le liste la scelta di chi effettivamente ci rappresenta a Montecitorio. Esercitiamo non solo il diritto di voto, ma ancor più il diritto ancora ad esso abbinato di dare la preferenza: male che vada, avremo almeno qualcuno, persona fisica, con cui prendercela. Guardiamoci dal qualunquismo !
domenica 7 marzo 2010
E 'paradossale: ha più senso dello Stato (italiano) il Consiglio degli Affari Giuridici della Cei che il governo italiano
sabato 6 marzo 2010
La spesa per la cultura è una risorsa
14 dicembre 2009
Con gli amici le leggi si interpretano, con gli avversari si applicano
C’è veramente da auspicarlo.
domenica 28 febbraio 2010
AUMENTO DELLE INSUFFICIENZE?BASTA NUMERI; DITECI QUALCOSA CHE ABBIA LA PARVENZA DI PEDAGOGICO
Purtroppo dal ministero dell'istruzione da due anni vengono dati letteralmente
i numeri della scuola, suddivisi fra esuberi degli insegnanti e le esuberanze
degli studenti.Ogni occasione è buona per darne, con un messaggio subliminale
sotteso : la necessità di un sempre maggior rigore,che investa equanimemente
docenti e discenti, visto come panacea. La serietà che la ministra invoca per
la scuola, dovrebbe in primo luogo diventare regola nel dicastero cui lei
sovrintende: non solo tutte le componenti debbono vivere con maggior serietà la
scuola, ma in primo luogo chi fa le regole in base a cui si vive, si boccia e
si promuove a scuola dovrebbe prendere consapevolezza che negli ultimi due anni
ha agito e continua ad agire con assai poca serietà. L'incremento delle
insufficienze nel profitto e nella condotta non è un trofeo da esibire, ma un
dato su cui riflettere sotto il profilo pedagogico ed educativo, non
un'emergenza da tamponare ma un elemento oggettivo da cui ripartire perchè la
scuola e chi vi opera riannodi il filo , spezzato, che dovrebbe legarla al
corpo sociale.Tutto nella società odierna scredita la scuola: forse solo la
crisi economica potrà restituirle il ruolo che ha a lungo avuto come volano,
strumento per consentire al giovane, che non avesse i beni di fortuna di latina
memoria, di acquisire ruolo e considerazione nella società. L'aumento dei
bocciati sta a significare , in primo luogo, un'estensione dell'atteggiamento
di rifiuto della scuola così come è da parte degli studenti. Bisognerebbe
invece che fare i soliti appelli al rigore pensare SERIAMENTE come e dove
cambiare la scuola per renderla più aderente alle esigenze di famiglie e
studenti , non certo alle richieste di una realtà produttiva cui interessa non
l'educazione, ma l'addestramento.
venerdì 12 febbraio 2010
Il Paese dove tutti fanno il loro dovere non ha eroi...
La diffusa convinzione a diffidare , sempre e comunque, dell'emergenza è stata , purtroppo, rafforzata dalle cronache di queste ore. Anche nella vita di tutti i giorni a ciascuno di noi capita di incappare in esagitati signori e signore espertissimi nel crearne ad arte, istituzionalizzando , come sta cercando di fare il nostro governo con il drecreto legge sulla Protezione Civile Spa, , l'emergenza. Invece di istituzionalizzare tecniche e metodi per evitare il verificarsi di questi insani episodi,definiti emergenze, si istituzionalizza il ...pronto soccorso. Per motivi opposti e' sospetta tanto l'emergenza creata dall'alluvione, perchè c'è evidentemente chi non ha posto in essere i presidi di gestione del territorio e delle acque idonei a prevenirle, quanto l'opera pubblica che diviene emergente per dare tempi certi sulla sua realizzazione. Ma che ci sta a fare il Ministro per l'Innovazione e
