Lettori fissi

domenica 3 ottobre 2010

Giornata Mondiale degli Insegnanti, la riforma della scuola in un Paese che guarda al passato

In oltre 100 paesi martedì 5 ottobre si celebra la Giornata Mondiale degli
Insegnanti, istituita dall’Unesco per sensibilizzare l’attenzione dell’opinione
pubblica sul ruolo e sull’importanza sociale dei docenti. E’ un momento
difficile per la scuola italiana : da un lato si sollevano riserve sull’
adeguatezza del livello di preparazione raggiunto dagli studenti italiani, dall’
altro assistiamo ad una consistente contrazione degli organici degli
insegnanti, motivata con una riforma sui cui contenuti di natura pedagogica
regna il mistero. Molto cospicui sono , quindi , i tagli di spesa della pseudo
-riforma . Le famiglie si muovono nella misura in cui sono interessate dai
tagli, ma, a differenza delle precedenti riforme scolastiche attuate nel
dopoguerra (scuola elementare nel ’55, media unica nel ’62), emerge , caso
unico nella storia dell’istruzione italiana , il carattere trasversale di una
riforma che in un colpo solo interessa tutti gli ordini di scuola
“pedagogicamente “ accomunati da una riduzione della permanenza oraria degli
alunni a scuola. Nessuno, ormai, nemmeno i sindacati, osa reclamare quel che
era ormai assodato:un qualunque intervento in materia di ordinamento
scolastico dovrebbe prevedere in appositi documenti motivazioni, finalità, il
carattere sperimentale a tempo di quanto si viene cambiando e,in futuro,
verifiche con correttivi sulla base della rispondenza di quanto è stato
realizzato rispetto a quanto si intendeva fare. Nulla di tutto questo: il
fronte dei pedagogisti, impegnato a vendere cara la pelle nel contesto
universitario di cui il Governo si sta assiduamente interessando con il
consueto risultato di ridurre le risorse , pare essersi dissolto.. Gli unici
docenti che continuano ad aumentare di numero (e costo) sono quelli di
religione: vengono messi in discussione ruolo e funzione degli insegnanti di
sostegno, che sono stati previsti e regolamentati da una legge approvata dal
Parlamento. Ma il disinteresse, ormai anche da parte della società civile per
la scuola, è significativa spia di un paese che guarda al passato, in cui non
si tutelano in maniera adeguata i diritti delle giovani generazioni e si
proteggono,invece, i privilegi di talune categorie forti: il fatto che non solo
si tagli sulle spese per bambini e ragazzi, ma non si faccia nulla per
sostenere la natalità dimostra ancora una volta la sensibilità dei poteri forti
alle urla di chi fa la voce grossa millantando consensi. . Bambini e ragazzi
non hanno voce, ancor meno ce l’hanno i nascituri . E gli insegnanti insieme a
alcune frange della società civile, memori del ruolo svolto da diverse
generazioni di docenti per la crescita morale e civile del Paese e dei suoi
abitanti, , non possono che rallegrarsi di questo omaggio reso dall’Unesco, ma
non possono non rammaricarsi della scarsa considerazione in cui ha dimostrato
di tenerli il governo in carica, non avviando alcun processo di condivisione
delle riforme in corso. Probabilmente non ce n’era nemmeno ragione: la riforma
in corso è tutta racchiusa nelle voci del bilancio dello Stato. Il calo degli
stanziamenti per l’istruzione è forse l’unico risultato che il governo in
carica si proponeva di raggiungere e l’unico che ha centrato, se si eccettuano
le leggi ad personam.

venerdì 13 agosto 2010

GOLPISMO DI FINI ? BERLUSCONI PENSI AI SUOI 10 ANNI DI CONCORRENZA SLEALE IN POLITICA

Non è forse golpismo anche acquisire il consenso popolare disponendo di notiziari , di emittenti televisive in cui fare irruzione durante la campagna elettorale?
Ci sono diverse forme di golpisno politico. Si parla di rispetto da parte degli eletti del mandato conferito dal corpo elettorale. Ma il primo della classe ministro Frattini, che vive nel migliore dei mondi, nonostante i Rutelli, i Casini, i...D'Alema , che dicono che il conflitto di interessi non incide (bisogna battere Berlusconi senza televisioni e giornali!Sic!- E intanto continuano a far perdere la coalizione) è bene non dimentichi che c'è un golpismo che si consuma durante la campagna elettorale, quando il candidato che dispone di emittenti televisive e relativi notiziari in cui fare irruzione quando e come vuole. Che frange dell'opposizione siano complici e, contente di perdere, non abbiano fatto nulla per porre l'aut-aut ad un premier che anche per questa sua sleale concorrenza politica ha fatto il suo tempo e ha già avuto troppo nulla toglie alla fondatezza dell'argomentazione!!!!

domenica 25 luglio 2010

Collegio dei Probiviri, organo di cui la maggioranza dei pidiellini ignora esistenza, funzioni e principi che deve applicare

Fa specie che un partito che rappresenta il 40% degli italiani che votano per
piu di 15 mesi non abbia avuto nemmeno un caso in cui vi fosse la necessità di
riunire il Collegio dei Probiviri, ovvero le nove persone elette a marzo 2009
che hanno il compito di censurare sia i comportamenti degli iscritti che
danneggiano il partito per le loro condotte nella società civile che quelli
che consistono in scorrettezze reciproche fra militanti , sino al punto di poterne
decretare l'espulsione. Sovviene al di là della funzione dell'organo l'etimo
della parola probiviri, ovvero uomini onesti. Ci voleva l'on.le Granata per
ricordare l'esistenza di un complesso di regole deontologiche di cui in
quialsiasi associazione può essere invocata dagli iscritti l'applicazione nei
confronti di altri iscritti. Ebbene prendiamo atto che queste esigenze sono
avvertite da un ristretto e osteggiato nugolo di militanti, provienienti da
esperienze partitiche tradizionali: per la stragrande maggioranza dei
pidiellini si decide tutto a Palazzo Grazioli, alla corte del premier dove,
senza alcun richiamo ai principi, si decidono molto pragamaticamente le sorti
delle persone. Non sappiamo se Granata e soci siano onesti: tuttavia dobbiamo
ammettere, alla luce delle richieste che fanno , che tali appaiono.
Altrettanto non si può dire dei loro contraddittori, per cui nessuno invoca il Collegio deiProbiviri, un organo di cui ignoravano l'esistenza, probabilmente non meno che dei principi che deve applicare

domenica 18 luglio 2010

Dilaga la mancanza di senso dello Stato: evasione fiscale, infedeltà dei pubblici dipendenti. Ma c'è chi crede possa sul serio essere imposto?

La novità del redditometro, che dovrebbe cominciare ad essere applicato in ottobre, viene accolta, nonostante i proclami del governo, con scetticismo. E le ragioni di queste perplessità trovano fondamento nelle diverse esperienze negative precedenti.Gli è che la questione dell'evasione fiscale è il lato B della questione efficienza della P.A. e dei suoi dipendenti infedeli : queste due categorie di individui, apparentemente così lontani, sono accomunate dalla sottrazione sistematica di risorse che operano alla macchina statale. I primi non concorrendo alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (niente progressività art.53Cost. ) , i secondi non adempiendo con disciplina e onore le funzioni pubbliche loro affidate e , se titolari di funzioni direttive, non assicurando il buon andamento della P.A. non individuando sfere di competenza, attribuzioni e responsabilità dei pubblici dipendenti (artt. 54 e 97 Cost. ). Crudamente si tratta di mancanza di senso dello Stato: ma c'è chi pensa possa essere imposto con provvedimenti legislativi e amministrativi ai refrattari?Non credo proprio:Berlusconi è il prototipo di questa impotenza dello Stato a contrastare chi, per i motivi più diversi, non avverte il bisogno di sentirsene parte. Siamo,invece, nel campo dell'educazione e della formazione. Ovvero delle cenerentole del nostro sistema di servizi alla persona.

venerdì 9 luglio 2010

Aborto e perdita di significato della maternità nella nostra società nell'intervista a Valter Tarantini

E' decisamente un'intervista dai toni provocatori quella rilasciata dal ginecogo Valter Tarantini che riportiano di seguito. Ma ha il pregio di costringerci a confrontarci con le odierne dominanti concezioni di paternita e maternità non più viste nella società attuale come naturale corollario della unione fra persone di sesso diverso.Ce lo insegnavamo anche i regimi dittatoriali comunisti dei Paesi dell'Est che i figli sono in ogni società il futuro di un Paese . Le tutele previste in tutti i vecchi regimi coministi per le madri ne sono la più significativa testimonianza. Ben diverso è l'atteggiamento della società italiana da una trentina d'anni: chiunque ponga la questione - una questione esiziale per l'avvenire di ogni comunità, come ci conferma anche il calo demografico registrato in Italia dal 2009 a seguito della crisi economica - viene frettolosamente liquidato e schedato come espressione di un non meglio definito schieramento cattolico, filiazione della Chiesa romana. Quasi che i non credenti o appartenenti ad altre fedi religiose non dovessero avere a cuore il futuro della società. Una prospettiva paradossale: il futuro nostro, dei nostri figli e nipoti sta a cuore a tutti. Credenti e non credenti. Leggiamo con animo sgombro da pregiudizi questa intervista e, al di là dello sferzante cinismo di talune risposte,chiediamoci, come in un esame di coscienza, se quel cinismo che ci fa specie nelle dichiarazioni di un ginecologo non sia già di fatto - nei comportamenti quotidiani - molto più radicato nelle scelte compiute di fronte alla natalità da milioni e milioni di italiane e italiani . Se questo è vero, Tarantini con le sue amare considerazioni ci mette sulla strada per farcene una ragione. INTERVISTA AL MEDICO GINECOLOGO VALTER TARANTINI

da “Tempi” – 17 giugno 2010

Dopo una vita spesa negli ospedali di tutto il mondo – oggi si divide fra la ASL di Forlì e una clinica svizzera. Valter Tarantini ha 61 anni, fa il ginecologo e dal 1978, anno in cui l’aborto divenne legge, pratica interruzioni volontarie di gravidanza. Ne ha fatte a migliaia: 300 l’anno circa. Quindi, più o meno, 10 mila in una vita. A lui la rivista Tempi ha chiesto che cosa è cambiato dall’entrata in vigore della legge.

Dottor Tarantini, dalla legislazione sull’aborto ad oggi si dice che le recidive siano aumentate. Conferma?
Oggi l’aborto non è più l’estrema ratio. Interrompere una gravidanza è diventato una cosa normalissima. Anzi, meno importante di altre. Prima lo si faceva per combattere la morale! Il frutto che vedo oggi è che la morale non c’è più, e che l’80% delle mie pazienti sono recidive. Ogni paziente ha avuto in media dai 3 ai 6 aborti. Ma ho incontrato anche una donna che era al quarantesimo aborto.

Come spiega che tante donne preferiscano l’aborto alla contraccezione?
L’aborto stesso con la 194 lo è diventato. Perciò dico che questa legge controlla le nascite, e che sbaglia chi dice che in grazia alla sua buona applicazione gli aborti sono diminuiti. Se li contiamo in rapporto ai bambini nati, si vede che non hanno fatto che aumentare.

Quindi non ha senso migliorare l’accesso alla contraccezione per le donne?
Macché, le peggiori recidive sono ricche e istruite e sanno benissimo che cos’è la contraccezione. Ma per loro l’aborto è un fatto così banale, che è uguale a prendere la pillola. Ma c’è differenza! Anzi, per alcune è meglio. «Sa dottore, la pillola fa male. Mi fa ingrassare!». Siccome la contraccezione richiede impegno, l’aborto gli sembra più veloce ancora. Alcune avranno anche problemi psicologici, ma la maggior parte pensa solo alla cosa più comoda.

Ma perché, se le statistiche mostrano che le recidive sono in aumento, nessuno ne parla?
Perché sarebbe ammettere che il sistema sanitario italiano è fallito per colpa nostra. Invece, che la 194 sia un fallimento, è un’evidenza! Anche se applicassimo al meglio la prima parte potenziando la prevenzione e i consultori. Puoi cercare qualsiasi risoluzione, ma il problema è che se una non pensa che la vita del figlio sia più importante di tutti i problemi, non si risolve nulla. Prima, avere bambini, era tutto: i nostri vecchi davano la vita ed erano più contenti di noi. Mi chiedo perché sia sparito tutto questo, perché si sia perso il senso della vita. Le faccio degli esempi: una ragazza di 25 anni è arrivata con l’amica ridacchiando a chiedere l’aborto… Vedono il bambino nel monitor e iniziano a ridere. “Che carino! – dicevano – Guarda come si muove!”. Oppure, penso a una che mi disse: “Dottore, non è che mi lascia la foto dell’ecografia come ricordo?”.
Per non parlare delle domande più frequenti: «Dottore, era maschio o femmina? Quando posso avere rapporti sessuali? Quando posso mangiare?

Vede delle soluzioni?
Ho proposto a Gianfranco Fini e alla Lega di far pagare l’aborto, non nel privato, sennò ci speculerebbero sopra, ma restando nel pubblico. Non vedo infatti perché i contribuenti debbano pagare 1300 euro a una persona che non è malata, sta bene, non ha problemi.

Come giudica la via lombarda di stanziare fondi per i Centri di Aiuto alla Vita?
Non risolve il problema! Quella economica è solo una motivazione in più, non la principale! Anzi, le ripeto, le più incallite sono le benestanti. Le extracomunitarie sono forse le uniche che sono dilaniate dal dramma. Le recidive poi, l’assistente sociale non la vogliono nemmeno vedere. Un figlio non lo tieni per un assegno, lo tieni per altro! Il problema è a monte. Il punto è il rifiuto della maternità.

Se una paziente richiede un aborto per motivi inconsistenti, lei che è medico non obiettore può rifiutarsi di intervenire?
Se lo facessi finirei su tutti i giornali, che mi denuncerebbero, perché ho violato la legge! Formalmente una donna un motivo lo trova sempre. Tempo fa venne da me una coppia giovane e benestante che aveva deciso di abortire un figlio. Domandai perché. Mi risposero che era un po’ presto per avere figli. «E quando avete intensione di averne?», chiesi. «Mah, l’anno prossimo», risposero. E chiaro che in quel caso il motivo non sussisteva, ma ne hanno trovato uno. Ti dicono che sen on lo fai si buttano giù dalla finestra… che gli rovini la carriera! Per questo tanti (medici) hanno iniziato a fare obiezione. Scappano tutti!

Ma la RU486, non peggiora le cose?
È solo una conseguenza! L’aborto è un affare sporco che nessuno vuole più guardare! Né i medici, né la società, né le donne che non sanno più di che si tratta.

Lei afferma che occorre scoprire il valore della maternità. Lei non può aiutare le donne che incontra, in questo percorso?
Ma non vede che sfascio? Penso che non servirebbe a nulla. prima c’erano gli ideali. La vita si dava per qualcosa. Oggi non interessa più nulla, se non il piacere passeggero, l’edonismo sfrenato! Mia madre invece mi ha voluto bene. Si faceva il mazzo per me, e anche a suon di schiaffi mi diceva cos’era bene e cos’era male.

E allora, non sarebbe opportuno farlo anche con le sue pazienti?
Non so se mi ascolterebbero. Mi darebbero del rompipalle! Non basta nemmeno quando gli dico che il figlio è un bene sempre e comunque e che è vita dall’inizio.

Se pensa a queste cose, perché continua a praticare interruzioni di gravidanza?
Ho iniziato perché a 25 anni ho visto morire due donne per aborto clandestino. Non vorrei tornassimo a situazioni di questo genere. Lo faccio per quelle poche che mi sembrano disperate.

Ma magari lascerebbe un segno maggiore se, come i suoi genitori hanno fatto con lei, indicasse un ideale più alto: quello del valore della vita, invece che correre ai ripari mettendo a tacere le coscienze?
Non so. Io non basto. Tutto il mondo continuerebbe a dire il contrario. Quest’epoca assomiglia all’Impero romano in decadenza con i barbari che avanzano. Noi, anziché combatterli, diventiamo come loro! Cosa posso fare io da solo, se smettessi di fare gli aborti?

Conclusione: I monaci alla caduta dell’impero hanno ricostruito tutto da soli e rieducato persino i barbari.
Forse noi cristiani abbiamo calato le braghe. Ci siamo vergognati del cristianesimo. un tempo i cristiani si facevano mangiare dai leoni. Oggi noi scappiamo. Un tempo amavano i figli, oggi li uccidiamo! Forse il “problema a monte” siamo proprio noi. E i barbari, invece che cambiare, arrivano qui, e ci trasformano loro.

domenica 4 luglio 2010

Berlusconi "ghe pensi mi" 2000-2010 dell'on.Antonio Borghesi

Silvio Berlusconi ha costituito il suo primo governo nel 1994: è durato poco, ma entrando in politica ebbe a dire, tra l’altro, “….Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare……
La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica…..” Negli ultimi dieci anni ne ha passati otto a fare il Presidente del Consiglio: dunque non si può dire che ciò che è oggi l’Italia non sia anche il risultato della sua azione di governo.
Il Prodotto Interno Lordo pro capite (cioè la ricchezza prodotta per abitante) dieci anni fa vedeva l’Italia al 17° posto nel Mondo. Oggi è al 28°. L’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. L’Italia, è salita dall’11° posto nel 2000 al 9° nel 2001, per poi progressivamente perdere posizioni: 12° dal 2002 al 2005 e 13° al 2008. Per l'intero periodo 2001-2009 l'Italia è, in assoluto, il paese dell'Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l'1,4 per cento, contro il 10 per cento dell'Uem e il 12,1 per cento dell'Ue. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il debito pubblico italiano era di 1.261,804 miliardi di euro nel dicembre 2000. E’ salito a 1.812,790 miliardi ad aprile 2010. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il potere d’acquisto reale era all’inizio del decennio di circa 15.200 euro per abitante: nel 2009 è diventato di 14.200 euro, circa 1.000 in meno. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane era nel 2000 pari a circa il 2,2% del Pil. Alla fine del decennio si era ridotta a circa l’1,5%. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’indice di competitività del nostro Paese rispetto al resto del mondo ci vedeva al 41° posto nel 2003. Siamo ora al 49°. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nella quota di popolazione a rischio povertà l’Italia resta inchiodata per l’intero decennio su una quota di popolazione pari al 19%, superiore alla media europea a 27 (17%). Per quanto riguarda i bambini ’Italia, insieme alla Romania, ha un indice di povertà che raggiunge il 25 per cento, mentre la media europea è al 19. Per quanto riguarda gli anziani, mentre il rischio di povertà medio dell’Unione è al 19 per cento, l’Italia raggiunge il 22 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La pressione fiscale reale era nel 2000 del 51,2% nel 2000: nel 2010 è diventata del 51,6%. L’Italia non è quinta, ma prima in Europa se si prende il dato depurato dalla componente di economia sommersa stimata, ossia di economia che, per definizione, le tasse non le paga. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per la disoccupazione siamo al 9,1%, , il dato più alto dall’aprile del 2004. Nell’estate del 2007 si raggiunse il livello di disoccupazione più basso da oltre venti anni a questa parte: il 6 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L'Italia si colloca per gli stipendi al ventitreesimo posto, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'Ocse. I salari medi annui netti in Italia per un single senza figli nel 2009 sono stati pari a 22.027 dollari (Ppe, a parità di potere di acquisto) contro un lordo di 31.167 dollari. Nel 2000 il salario netto era di 18.451 dollari e il lordo a 25.933. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. “Ghe pensi mi”, Presidente!
All’inizio del decennio eravamo al 20° posto su 45 in quella che viene definita “libertà di intrapresa”. Oggi risultiamo al 27° posto. Rispetto ad un punteggio massimo di 100, l’Italia consegue un misero 35, 16 punti al di sotto della Romania e 23 punti al di sotto della Bulgaria. L’economia italiana è pertanto meno libera di quella dei paesi dell’ex blocco comunista ed è distanziata di 40 posizioni dall’Irlanda, prima in classifica con 74 punti, seguita dalla Danimarca e dal Regno Unito. Siamo al 60° posto nel mondo, su 157 Paesi presi in con siderazione (punteggio 63,4%) al pari con l'Uganda. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’OCSE ha prodotto alla fine dello scorso anno una classifica dei Pesi definiti “più diseguali”. In quella classifica l’Italia si colloca al 6° posto, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.Il reddito del 10 % più ricco della popolazione è pari a 55.000 dollari, molto più della media dei Paesi dell’OCSE e dispone di un patrimonio pari a 42 % del patrimonio totale del Paese. Per contro, il reddito del 10 % più povero della popolazione italiana è pari a 5.000 dollari, contro una media OCSE di 7.000 dollari. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nel 2001 l’indice di corruzione vedeva l’Italia al 21° posto nel mondo. Alla fine del decennio siamo sprofondati al 63°, superati anche da Paesi come la Namibia, il Botswana, il Costa Rica, il Sud Africa e la Turchia. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2009 il nostro Paese è sceso al 72° posto su 192 Paesi monitorati. Meglio di noi stanno Paesi come il Tonga, il Cile, il Mali, il Belize. Nel 2000 occupavamo il 54° posto. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Mi fermo qui. Potremo continuare ancora con altre grandezze. Se dopo otto anni di governo uno dice “Ghe pensi mi”, questo non può che essere il miglior riconoscimento del suo fallimento.
A meno che non si guardi agli interessi privati di Berlusconi e della sua “cricca”. Gli enormi vantaggi che Mediaset ha avuto in questo decennio (in quello precedente glieli aveva assicurati Craxi) valgono sicuramente il fallimento del popolo italiano e l’aggravamento drammatico dei suoi problemi. Tanto per Berlusconi c’è sempre un Lodo Alfano, un legittimo impedimento, un decreto frequenze o uno scudo fiscale. dal sito www.antonioborghesi.it

Berlusconi sgombri lo scenario dai problemi inesistenti,usando skype alposto del tel., e risolva quelli che mettono a rischio il futuro del Paese

La realtà affrontata dalla politica è sempre stata per sua natura complessa. Ma un conto è confrontarsi con problemi complessi, un altro è creare ad arte problemi che incrementano la complessità del quadro. Facciamo qualche esempio: qualcuno, oltre all'interessato, sentiva la necessità della nomima dell'ex agente Publitalia Brancher a ministro? la situazione economica richiede o non richiede sacrifici? Il Governo faccia sintesi - ma vera sintesi, non sintesi pro domo sua che riserva l'inefficienza e lo spreco esclusivamente in capo a Roma "latrona" - e proponga una serie di tagli equamente distribuiti, fra centro e periferia , fra nord e sud. Certo ci sono i consensi elettorali da difendere. ma questi anche a costo del permanere degli sprechi? Berlusconi risponda, oppure deve i sondaggi a lui favorevoli che sbandiera alle non risposte? Invece che pensare a rotture, si preoccupi di governare con i consensi che ha , con le forze politiche con cui si è presentato al paese come coalizione per governare. E questo anche a costo di accantonare temmporaneamente o temperare ulteriormente il disegno di legge sulle intercettazioni. Il Paese tollera le leggi che gli consentono di governare in conflitto di interessi: ma è necessario fare una legge per poter parlare di quello che vuole al telefono liberamente? Usi Skype, onorevole Berlusconi, sgombri il campo dai problemi inesistenti che può accantonare e si impegni per la soluzione di quelli VERI,la cui soluzione non può essere procrastinata, pena la sopravvivenza del nostro stesso Paese:ci vogliono provvedimenti seri, motivati ed equilibrati per intervenire con urgenza sulla situazione economico- finanziaria.

venerdì 11 giugno 2010

La finanza creativa dei partiti di Gian Antonio Stella

Vuoi vedere che i soldi pubblici se li sono già spesi? Eccolo, il dubbio che ti coglie davanti alla scelta dei partiti (tutti, di destra e di sinistra, governativi e di opposizione, bianchi, rossi e verdi padani salvo flebili eccezioni radicali…) di immergersi in un silenzio totale di fronte a una domanda. Quella che si stanno ripetendo, frementi di indignazione, alcuni milioni di cittadini: se la crisi è così «drammatica» da obbligare il governo a bloccare gli stipendi agli statali fin dalla prossima busta paga possibile, come mai il Palazzo si prende il lusso di non tagliare immediatamente i rimborsi elettorali ai partiti, che per primi dovrebbero dare l’esempio?
La Spagna di Zapatero (quella Spagna su cui tanti abbozzano oggi sorrisetti ironici…) ha 575 parlamentari, circa metà degli italiani, e un costo dei Palazzi e dei partiti infinitamente più basso di quello dei nostri, eppure già nel 2008, quando fu chiaro che la crisi sarebbe stata pesante, decise di dare un taglio netto e immediato al finanziamento pubblico, da 136 a 119 milioni di euro: il 13%. Da noi no. Non solo il calcolo di un euro di rimborso a elettore per le «politiche» al Senato si continuerà a fare contando il numero degli elettori della Camera, che sono ovviamente molti di più. Non solo il taglio non sarà del 50% come aveva inizialmente fatto intendere Tremonti ma solo del 10% (ammesso che non scenda ancora…) ma la prima sforbiciata arriverà come è noto alle prossime politiche del 2013, la seconda alle prossime europee del 2014, la terza alle prossime regionali del 2014. Fra quattro anni. Quando un maestro, a causa dell’inflazione, avrà già subito un taglio (i calcoli sono di Tuttoscuola diretto da Giovanni Vinciguerra) fino al 15% dello stipendio contro uno del 5% per chi, dallo stesso Stato, riceve 20 mila euro al mese.
Perché? La risposta, che spiegherebbe l’imbarazzata scelta unanime di adottare la tattica del pesce in barile (zitti, allineati e coperti), sarebbe nel fatto che un po’ tutti i partiti, una volta passata la legge che distribuiva i denari, si sarebbero precipitati in banca: «Noi dobbiamo avere, da qui alle prossime elezioni, tot denari: ce li anticipate subito e poi vi rivalete sulle pubbliche casse?». Morale: se venissero bloccati oggi, immediatamente, quei rimborsi, i partiti dovrebbero restituire soldi che hanno speso prima ancora di averli. E questo anche certi partiti che, mentre l’imitavano sottobanco, criticavano Tremonti per le cartolarizzazioni e altri interventi di finanza «creativa».
Non bastasse, c’è chi si è spinto a spiegare anonimamente la scelta di non dare un taglio radicale ai contributi con parole che mai e poi mai saranno dette pubblicamente: se la riduzione fosse troppo robusta, alcuni partiti, presi con l’acqua alla gola e incapaci di ridurre le spese, potrebbero tornare alle cattive abitudini di un tempo… Mica male, come spiegazione…

da Il corriere della sera del 9 giugno 2010

martedì 8 giugno 2010

Faccia le dispense delle sue lezioni di diritto in-costituzionale : stato dissoluto e premier impotente circondato dal compianto

Le biografie ci dicono che il premier è laureato in giurisprudenza con il massimo dei voti.Altro che Di Pietro. Ma è passato quasi mezzo secolo ...che forse lascia il segno « La sovranità nel nostro Paese dovrebbe essere del popolo, che la conferisce al Parlamento, ma oggi non è più del Parlamento. La sovranità è passata a questa corrente della magistratura(democratica) e ai suoi pm, che attraverso la Corte costituzionale abrogano le leggiapprovate dal parlamento » Ecco il marchingegno denunciato da Berlusconi è quello della tela di Penelope: il governo B. costruisce, magistratura e Corte Costituzionale disfano . Ma non potrebbe essere che, invece, il Parlamento disfa e le supreme magistrature rattoppano? Non c'è mai alcun cenno alla Costituzione e ai suoi principi nelle affermazioni di Berlusconi : non valgono forse questi anche per il governo, quando presenta disegni di legge, e parlamento quando legifera?Forse il premier ignora i cardini dello stato liberale:la divisione dei poteri , lo stato di diritto e la previsione novecentesca di una Corte che presidia i contenuti di una Costituzione per evitare che la maggioranza semplice di turno ne cambi i connotati. Ma la perla è «Il presidente del Consiglio non ha nessun potere», i padri( a questo punto patrigni) costituenti «hanno frammentizzato tutto il potere senza riservarne alcuno al Presidente del Consiglio». Non c'è mai stato un periodo dal '46 ad oggi in cui l'esecutivo sia stato così forte: l'unico che non se n'è accorto è Berlusconi.

venerdì 28 maggio 2010

'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. Recitava Totò e questa manovra economica che altro è?

Dopo due anni a invocare il merito nella valutazione dei pubblici dipendenti,
con buona pace del ministro Brunetta e della ministra Gelmini, che aveva
addirittura promesso la destinazione del 30% di quanto sarebbe stato
risparmiato dai tagli sugli organici della scuola a incentivare i lavoratori
più meritevoli, ci hanno pensato il ministro Tremonti e il presidente del
consiglio Berlusconi a far perdere al governo in carica qualsiasi credibilità
di fronte ai dipendenti pubblici. La manovra economica in corso di adozione
blocca non solo il rinnovo dei contratti pubblici per il prossimo triennio,
congelando qualsiasi aspettativa dei dipendenti pubblici alle indennità di
vacanza contrattuale (7 ,0 euro mensili) ma addirittura congela la progressione
di carriera del solo personale pubblico, il cui contratto riconosceva rilievo
all’anzianità di servizio, vale a dire quello della scuola : altrochè premi per
chi lavora, vengono sottratti a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici
della scuola dai due ai tremila euro all’anno lordi , frutto non di rinnovo
di contratti, ma di somme già imputate e messe a bilancio. Certo non si
aumentano le imposte a questi dipendenti: si toglie loro una parte di
stipendio, frutto di impegni assunti dallo Stato e dallo stesso disattesi.
Se non è questo mettere le mani nelle tasche di questi italiani(sono forse
extracomunitari? non bisogna avere la cittadinanza italiana per essere
dipendente statale?), mi si spieghi un altro significato plausibile della
frase. Ma quel che è peggio, alla luce delle promesse di Brunetta e Gelmini,
non si è detto : il personale della scuola deve concorrere nella misura di un
certo numero di miliardi di euro, gli aumenti per la progressione di anzianità
sarebbe costati tot miliardi di euro, li tagliamo in parte e incarichiamo i
dirigenti di individuare, in base al merito, a chi dare un parziale
riconoscimento per il lavoro svolto e il contributo che dà. Niente di tutto
questo: nel segno del più stupido appiattimento , degno dei più beceri regimi
totalitari di sinistra e di destra, si è bloccata indiscriminatamente la
progressione di carriera per tutti, dimostrando assoluto disprezzo per la
dignità dei singoli lavoratori, per il diversificato apporto che ciascuno di
questi da alla crescita del Paese. Non so sinceramente chi fra i dipendenti
della scuola potrà ancora credere, qualunque cosa dicano o promettano, a
persone che si sono comportate in questo modo.

'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella. Recitava Totò e questa manovra economica che altro è?

Dopo due anni a invocare il merito nella valutazione dei pubblici dipendenti,
con buona pace del ministro Brunetta e della ministra Gelmini, che aveva
addirittura promesso la destinazione del 30% di quanto sarebbe stato
risparmiato dai tagli sugli organici della scuola a incentivare i lavoratori
più meritevoli, ci hanno pensato il ministro Tremonti e il presidente del
consiglio Berlusconi a far perdere al governo in carica qualsiasi credibilità
di fronte ai dipendenti pubblici. La manovra economica in corso di adozione
blocca non solo il rinnovo dei contratti pubblici per il prossimo triennio,
congelando qualsiasi aspettativa dei dipendenti pubblici alle indennità di
vacanza contrattuale (7 ,0 euro mensili) ma addirittura congela la progressione
di carriera del solo personale pubblico, il cui contratto riconosceva rilievo
all’anzianità di servizio, vale a dire quello della scuola : altrochè premi per
chi lavora, vengono sottratti a centinaia di migliaia di dipendenti pubblici
della scuola dai due ai tremila euro all’anno lordi , frutto non di rinnovo
di contratti, ma di somme già imputate e messe a bilancio. Certo non si
aumentano le imposte a questi dipendenti: si toglie loro una parte di
stipendio, frutto di impegni assunti dallo Stato e dallo stesso disattesi.
Se non è questo mettere le mani nelle tasche di questi italiani(sono forse
extracomunitari? non bisogna avere la cittadinanza italiana per essere
dipendente statale?), mi si spieghi un altro significato plausibile della
frase. Ma quel che è peggio, alla luce delle promesse di Brunetta e Gelmini,
non si è detto : il personale della scuola deve concorrere nella misura di un
certo numero di miliardi di euro, gli aumenti per la progressione di anzianità
sarebbe costati tot miliardi di euro, li tagliamo in parte e incarichiamo i
dirigenti di individuare, in base al merito, a chi dare un parziale
riconoscimento per il lavoro svolto e il contributo che dà. Niente di tutto
questo: nel segno del più stupido appiattimento , degno dei più beceri regimi
totalitari di sinistra e di destra, si è bloccata indiscriminatamente la
progressione di carriera per tutti, dimostrando assoluto disprezzo per la
dignità dei singoli lavoratori, per il diversificato apporto che ciascuno di
questi da alla crescita del Paese. Non so sinceramente chi fra i dipendenti
della scuola potrà ancora credere, qualunque cosa dicano o promettano, a
persone che si sono comportate in questo modo.

sabato 22 maggio 2010

"Non verranno toccate sanità, pensioni, scuola e Università» promette Berlusconi. Sino a quando abuserà della pazienza degli italiani?

Sino a quando il presidente del consiglio abuserà non solo della nostra pazienza ma anche del preteso difetto di intelligenza?Certo, concionare i promotori della libertà non è facile in questo momento: bisogna, purtroppo, ammettere che Berlusconi è tempestivo in tutto, meno che nel vincere le elezioni. Nel 2001 a settembre le torri gemelle, nel 2008 in qualche mese la crisi economica più grave del dopoguerra. Tanto per restare in tema sanità, scuola e Università non occorre che vengano più toccate: il governo ha già fatto in due anni quel che basta per abbassare la qualità dei servizi offerti ai cittadini in questi ambiti. Per essere preciso - peraltro potrebbe intraprendere una consuetudine che potrebbe rendergli molto in futuro, smentire un suo video messaggio - il premier avrebbe dovuto dire ulteriormente colpite. Ma può aver colpito qualcuno e/o qualcosa lui che da sedici anni promette di ridurre le tasse, senza che nessuno si sia accorto che...non l'ha fatto? In politica basta promettere, è negli affari è che bisogna onorare gli impegni. Non per niente la sintassi latina ci insegna che i verbi spero , promitto, juro vogliono l'infinito futuro. E' il tempo verbale in cui vive il nostro premier. A noi , umili mortali, riserva il presente incombente.

Per i giochi olimpici Veneto tradito dalle lobbies legate al Popolo della Libertà. Zaia se ne accorge: al via una politica di lotta ...nel governo

Il presidente Zaia non lotta contro fantomatici avversari per il rispetto di alcuni principi in tema di candidatura veneta ad ospitare i giochi olimpici . E’ evidente che a tradire il Veneto sono state quelle stesse lobbies che si riconoscono a Roma nel governo nazionale e nel Popolo della Libertà.. Certamente, avendo fatto parte del governo Berlusconi, avrà avuto modo di impratichirsi delle logiche perverse che guidano scelte che non hanno nulla a che vedere con la valorizzazione, proprio attraverso lo sport , di bellezze naturali e giacimenti culturali di cui non solo Roma ma l’Italia tutta dovrebbe essere amorevole e un po’ gelosa custode. Proprio con gli amici della sua coalizione dovrebbe prendersela : e la lotta, se, come pare, in difesa dello sport non può che essere politica, va condotta all’interno della stessa coalizione che ci governa nel Veneto come a Roma. Si ripropone lo scenario che per quasi mezzo secolo ha caratterizzato sino agli inizi degli anni ’90 la vita politica italiana. Una lotta senza quartiere tra bande all’interno della coalizione che governa. Solo che la palestra per prepararsi a lottare in politica è l’opposizione: e Zaia nei suoi 42 anni di vita di opposizione non ne ha fatta proprio , in quanto da più di dodici dodici governa. Speriamo bene per il Veneto, con questa versione inedita di Zaia e Lega di lotta nel governo (ci auguriamo solo nazionale) per la difesa dello sport e dei giochi olimpici in Veneto

sabato 15 maggio 2010

Tagli ad indennità e stipendi pubblici? Solo tenendo conto del reddito complessivo: maggiori , quindi, per chi ha redditi più elevati. Visto che per i benefici è impossibile, almeno in tema di sacrifici ripristiamo l'equità.

Gli ipotizzati tagli alle indennità di quanti rivestono cariche pubbliche e ai dipendenti pubblici non dovrebbero partire dal basso ma essere un'iniziativa condivisa dalla maggioranza delle forze politiche di cui il governo dovrebbe semplicemente recepire la volontà. E comunque dovrebbero essere attuati non seguendo il generico principio della proporzionalità , bensì rigorosamente al contrario, il principio della progressività fissato dalla Costituzione per il prelievo fiscale: quanto maggiore è la somma di tutti redditi di cui un soggetto è percettore, tanto maggiore dovrebbe essere la contrazione subita dell'indennità o dallo stipendio, che l'amministratore o dipendente pubblico riscuote.Visto che per i benefici è impossibile, almeno in tema di sacrifici, ripristiniamo l'equità.

giovedì 6 maggio 2010

Venezia non è Roma, Palazzo Ferro Fini non è Palazzo Chigi, ma Zaia non è sempre Zaia?

"In 89 Consigli dei ministri -ha detto il premier Berlusconi il 22 aprile scorso alla direzione nazionale del Popolo della Libertà - i verbali non hanno registrato un'occasione in cui il Popolo della libertà si sia dovuto fare indietro rispetto ad una proposta della Lega e abbia dovuto dire sì a qualcosa di non condiviso e tutte le nostre proposte sono state condivise dalla Lega".(sito www.l’occidentale.it –la direzione nazionale del Pdl raccontata via sms) Mi sono venute in mente queste dichiarazioni di due settimane fa del presidente Berlusconi quando ho sentito il discorso di insediamento del 5 maggio del presidente della Regione Veneto Zaia, con l’elenco degli episodi di malgoverno e di pessima gestione delle risorse che purtroppo caratterizzano le regioni del Sud, amministrate da un mese , con l’eccezione di Basilicata e Puglia, dal Popolo della Libertà. . Mi son chiesto :ma la pensava allo stesso modo anche quando era ministro? Ha mai fatto verbalizzare in Consiglio dei Ministri il suo dissenso dai provvedimenti che hanno finanziato i deficit dei Comuni di Catania e Roma e da altri provvedimenti ispirati alla stessa filosofia , denunciata con elogiabile veemenza a maggio 2010, ma professata – mi son chiesto - con la stessa indignazione anche nel periodo maggio 2008- aprile 2010? E’ vero quel che ha dichiarato pubblicamente il presidente Berlusconi? Se ci sono casi in cui l’ex-ministro Zaia ha fatto verbalizzare il suo dissenso, come è nella facoltà di tutti i componenti di un organo collegiale, come è il Governo, che al suo interno decide a maggioranza, senza che il dissenso di uno o più dei suoi componenti impedisca l’efficacia dei suoi provvedimenti, lo faccia sapere all’opinione pubblica. A chi l’ha votato farebbe sicuramente piacere: un dissenso allora privo di conseguenze, ma di grande (e forse costoso, Berlusconi l’avrebbe mai investito della candidatura alla presidenza della Regione Veneto per la coalizione?) significato politico.

giovedì 29 aprile 2010

Le polemiche sul 1° maggio ci confermano l'incapacità della maggioranza di cogliere il nesso fra lavoro,costituzione e riforme istituzionali

“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” L’art. 1 della Costituzione ci ricorda, soprattutto in occasione del 1° maggio, il ruolo svolto dal lavoro come elemento comune, in cui potessero riconoscersi tutti i cittadini della nuova Repubblica nata sulle macerie della monarchia che aveva condotto Italia e italiani alla orripilante macelleria della 2° guerra mondiale, , abdicando in favore della dittatura fascista alla propria funzione di guida del Paese. Il lavoro oggi come 62 anni fa è una dimensione della persona umana percepita in maniera diversa , a seconda dell’età, del sesso e del ruolo svolto nella società , ma , comunque, vissuta ( anche nella forma più penosa, quella della mancanza di lavoro) in maniera trasversale da tutti gli appartenenti al corpo sociale: ora come opportunità per provvedere al sostentamento proprio e della propria famiglia ora come modo per una piena realizzazione della persona umana gratificata dalla possibilità di concorrere e contribuire con il proprio apporto alla crescita del Paese. Diversi sono gli apporti dell’imprenditore e del suo dipendente, unico e nobile il fine, fare un’Italia migliore di quella che ci è stata consegnata dai nostri padri. Come nella parabola evangelica, dobbiamo mettere a frutto i talenti che ci sono stati dati non solo come singoli ma anche come appartenenti alle comunità locali e regionali in cui siamo inseriti, sino a toccare la vetta dello stato unitario che proprio all’art. 3 della Costituzione, in nome del principio di uguaglianza sostanziale , assume su di sé , nell‘Italia del 1948 da cui ogni anno partivano centinaia di migliaia di persone per lavorare all’estero, il compito di rimuovere gli ostacoli che impedivano in patria l’esercizio di un fondamentale diritto, oggi come allora avvertito come irrinunciabile, quello al lavoro . Non è facile acquisire consapevolezza di un processo che richiede il superamento di quell’astrazione che ci fa riottosi a vedere il nostro contributo di lavoratori inquadrato in un disegno più grande , il bene del Paese non come imposizione ma come condivisione necessaria. Non possono non risuonare “sinistre” le improvvide dichiarazioni rilasciate mesi fa dal ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ““stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla”.: Sin qui abbiamo proprio cercato di spiegarne il significato: quella che Brunetta individuò allora come un dato negativo ,“La Costituzione è figlia del clima del dopoguerra”, è la sua grande ricchezza. Solo quel clima ,infatti, consentì la stesura di una Costituzione, che riesce tuttora ad essere espressione e sintesi di visioni in teoria contrapposte della società: criticata spesso proprio per questa matrice, è invece a questa origine , che la Carta Costituzionale deve la sua perenne capacità di essere espressione di un presente contraddittorio. Mossa da una visione della società che privilegia al proprio l’interesse della comunità – Paese , la classe politica di allora , educata alla dura scuola dell’emarginazione e del silenzio impostale dal ventennio fascista , seppe scendere a quei reciproci compromessi e rinunce, documentati dal testo della costituzione, che soli possono permettere la costruzione di un futuro per il Paese. Con buona pace del ministro Brunetta, dalla classe politica odierna, soffocata da un malinteso senso dell’amor proprio e della preconcetta difesa di stereotipi rimessi in discussione solo per finta, c’è ben poco da attendersi sul fronte di un’Italia che fortunatamente non deve più essere ricostruita, ma la cui crescita dovrebbe essere assecondata con onestà intellettuale e spirito di servizio, i soli approcci in grado di dare all’azione politica un respiro che vada oltre le non esaltanti contingenze del quotidiano.

domenica 25 aprile 2010

Berlusconi teme Fini, soprattutto perchè può sottrargli il ruolo di vittima e perseguitato , che tanto gli ha reso in termini elettorali

Tre fatti. Il presidente del Consiglio invita Fini a scegliere fra la carica istituzionale di presidente della camera , al di sopra delle parti, e il fare politica da semplice deputato e iscritto al PdL, ovvero in veste di parte. Il moralismo, nel senso deteriore del termine ., ci restituisce un Berlusconi in gran forma che finge di ignorare il doppio ruolo di proprietario di diverse aziende in vari ambiti (comunicazione editoria banche ..) e di capo dell’esecutivo da lui ricoperti ed invoca un possibile conflitto di interessi fra il politico investito di una carica istituzionale e la sua militanza in un partito. Prendendo a prestito le parabole evangeliche il premier vede la pagliuzza sotto gli occhiali di Fini e ignora la trave conficcata nell’orbita di uno dei suoi occhi. La cosa , per di più, potrebbe avere un qualche fondamento se la richiesta partisse da un esponente dell’opposizione: ma risulta incomprensibile nel caso di specie, in quanto Berlusconi e Fini sono espressione della stessa maggioranza e militano nello stesso partito. Certo in Italia oggi fra il conflitto d’interessi di Fini e quello irrisolto da 17 anni di Berlusconi è evidentemente prioritaria la soluzione del primo
Il presidente del Consiglio, durante la prima direzione del Popolo della Liberta convocata a un anno e 20 giorni dalla nascita del partito (in compenso tutta on line) mette in vendita “Il giornale”, il quotidiano non suo (ma del fratello), ad una cordata di ipotetici imprenditori amici(ma ne ha di così generosi?) di Fini. Esempio impagabile di liberalismo e liberalità!
Infine il grottesco. Fini inizia (sic!) una campagna mediatica per far conoscere il suo punto di vista sulle vicende interne al partito di maggioranza relativa: ovviamente comincia dalle reti Rai. Forse bisognerebbe rammentare a Fini che il suo sdoganatore politico conduce da 17 anni ininterrottamente una campagna mediatica personale, imbarazzante per qualsiasi politico democraticamente eletto in qualunque paese del mondo. Lui incomincia solo ora, con la pretesa di far valere i diritti delle minoranze all’interno di un Partito controllato nella stragrande maggioranza da Berlusconi. Eppure il presidente del consiglio teme Fini!Perchè mai? Il vero rischio è che, visti i presupposti, gli possa , probabilmente grazie alle scelte dello stesso premier, sottrarre la parte di vittima e perseguitato che Berlusconi recita egregiamente da sempre , fonte di buona parte dei suoi successi politici ed elettorali. Quanti dei suoi elettori lo compiangono! E se cominciassero a compiangere Fini ? Il rischio c’è e bisogna provvedere.

venerdì 23 aprile 2010

Le sfide che attendono Italia dei Valori a Venezia: discontinuità e rappresentatività, all'insegna di legalità e trasparenza

L’insediamento di Giunta Municipale con due referati assegnati a nostri consiglieri e di presidenza della Municipalità di Venezia con il contestuale avvio dei processi per l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri eletti nelle Municipalità in cui ha vinto il centro sinistra segna l’inizio di una fase nuova per Italia dei Valori a Venezia . Certo dopo il congresso dello scorso febbraio Italia dei Valori sta vivendo nella città lagunare una particolare dimensione dell'alternativa possibile lanciata a Roma dal presidente Di Pietro, indicando per IdV un cambio di strategia che l'ha vista candidarsi per il governo non solo degli enti locali ma anche dell'intero Paese : è, infatti, fortemente avvertita l'esigenza di connotare con le presenze dei nostri eletti l’avvio di una nuova fase della gestione e dell’esercizio del potere nel contesto della macchina comunale e dei suoi infiniti rigigagnoli,dalle municipalità alle società partecipate con il ventaglio di nomine e designazioni che partono dall’ente comune. La discontinuità rispetto alla Giunta Cacciari è il tratto pregnante della maggioranza che guida ora Venezia e, in particolare, del nostro partito , la prima forza politica a dare il suo sostegno forte e indiscusso alla candidatura Orsoni sin dall’avvio delle primarie
Queste premesse non possono non avere una ricaduta sull’azione politica del partito rispetto alle decisioni che debbono essere assunte ai diversi livelli. Il riferimento costante ai principi di legalità e trasparenza nell’azione amministrativa è stato alla base della nostra campagna elettorale , ma, come documentano anche gli impegni fatti sottoscrivere dal partito a ciascun candidato all’atto dell’accettazione dell’inserimento in lista, deve tradursi per coloro che sono stati chiamati a rappresentare i nostri elettori in una pratica quotidiana nell’ambito dell’attività amministrativa.
Il mandato che hanno ricevuto gli eletti dalla nostra base è tutt’altro che equivoco e va proprio in questo senso: e chi è stato eletto deve certamente ringraziare quanto gli hanno accordato la preferenza, ma non deve nemmeno dimenticare gli oltre seimila voti IdV per il Consiglio Comunale che non hanno espresso preferenza ma che , probabilmente, nutrono nei confronti dei nostri consiglieri comunali e di municipalità grandi aspettative di rinnovamento. Questi elettori , il cui patrimonio poteva essere ben maggiore se non ci fosse stata la diaspora grillina (quasi 4mila voti) , debbono potersi riconoscere non solo nelle nostre proposte ed iniziative di cui IdV si farà promotrice ma anche nei provvedimenti che la Giunta Comunale adotterà. Certo nei settori per cui ai nostri rappresentanti è stata affidata la delega l’impegno sarà più cogente, nel senso che provvedimenti in palese contrasto con i principi di legalità e trasparenza non saranno ammissibili, ma pure negli altri ambiti l’impegno non sarà minore, proprio perché la natura collegiale della Giunta Comunale e del Consiglio di Municipalità consente di far verbalizzare il proprio dissenso. Che potrà essere non solo doveroso ma addirittura dovrà, in prospettiva sempre, essere pubblicizzato. Perché chi rappresenta il partito deve nel nostro caso saper essere voce soprattutto di chi non ha dato preferenze, ma ha chiesto di essere rappresentato dando fiducia all’organizzazione partito, alla sua capacità di essere efficace mediazione fra società civile e sua rappresentanza politica. D’altra parte è solo grazie a questi voti “senza nome” ma carichi di speranza che IdV ha conseguito un grandissimo successo elettorale: ed è una dote che il mancato rispetto nella pratica amministrativa dei principi di legalità e trasparenza rischia di far disperdere.
Il problema della rappresentanza di IdV negli organi elettivi è stato risolto con la proclamazione degli eletti: la partita più dura comincia ora è quella della rappresentatività. Non sono giochi di parole: il futuro politico di IdV è racchiuso nella capacità dei nostri eletti di fare sintesi al punto di riuscire ad essere rappresentativi anche di chi ci ha votato solo per l’affermazioni di principi come legalità e trasparenza dell’azione amministrativa e stato di diritto. Non è poco e non è facile: bisogna talora avere il coraggio di dissociarsi e far verbalizzare il nostro dissenso. Solo così sarà possibile conservare la credibilità politica, grande risorsa per il presente e il futuro di Italia dei Valori.

Bisogna, infine, avviare un censimento delle competenze dei nostri iscritti e dare loro spazio, proprio alla luce di questo criterio, nell’assegnazione di nomine e incarichi cui il partito dovrà provvedere

La fase che ha portato all’individuazione degli assessori che ci rappresentano in Giunta è stata contraddistinta dalla presentazione dei curricula degli eletti ai fini di far luce sulle loro competenze e esperienze pregresse per valutare la loro idoneità agli incarichi. E’ una questione di metodo e di regole – sul cui rispetto non può non fondarsi l’organizzazione di un partito come il nostro, – che debbono guidarci in questa delicata fase . La trasparenza non va solo proclamata ma anche faticosamente praticata : nomine e designazioni che possano essere ricoperte da iscritti al partito debbono essere portate da assessori, consiglieri comunali e di municipalità a conoscenza del coordinatore comunale e provinciale con indicazioni di possibili candidati. Dovranno essere individuati in maniera collegiale e partecipata i candidabili e a segnalati i relativi nominativi ai preposti alle nomine . Solo garantendo legalità e trasparenza nella gestione di questa impegnativa partita sarà possibile porre le premesse per un’organizzazione di IdV in grado di fronteggiare i gravosi compiti che il successo elettorale ha accollato al partito. E soprattutto sottrarsi al rischio di disperdere inopinatamente questo successo.

domenica 18 aprile 2010

Raimondo Vianello è morto due volte, la seconda per la vergogna di quanto è stato detto e fatto per onorarne la memoria.Di una volgarità stupefacente

In occasione della morte del popolare raimondo per onorare la sua memoria sono state fatte ( e dette) cose che lui non si sarebbe mai sognato di dire e di fare per se stesso. Paradossalmente è stato tradito nel suo più intimo essere: la sua proverbiale discrezione - un tratto decisamente singolare per un uomo di spettacolo- è stata violata e calpestata all'insegna di una volgarità lontana mille miglia dall'immagine che lui e sandra hanno consegnato in oltre mezzo secolo di attività ad un pubblico di fedelissimi che li apprezzavano proprio in quanto ne avvertivano la sincerità .Anche la lealtà e fedeltà nei confronti del premier non aveva alcun significato politico, ma solo ed esclusivamente umano. Si può ben dire che sia morto due volte: la seconda, direbbe lui, per la vergogna di quanto è stato detto e fatto in suo nome.

Contrordine,.......: le riforme istituzionali non sono la cosa più importante. Specie se rischiano di minare l'unità del Popolo della Libertà

“Non credo che le riforme istituzionali siano la cosa più importante”. E’ l’ennesima variazione sul tema . tre settimane fa, dopo la vittoria alle amministrative “Adesso abbiamo tre anni per fare le riforme!”.Ora il capo del governo ritiene evidentemente di poter ancora andare avanti con questa costituzione”Certo che l’elezione diretta del capo dello stato sarebbe un elemento di ulteriore democrazia” ammette a, ma si può evidentemente andare avanti. E farne a meno. Non esiste in Italia nessuno che sia in grado di chiedere conto al capo del governo delle sue repentine virate, sui temi più svariati..Anche se il paragone susciterà irritazione nel premier – che fortunatamente non ci legge - la mente corre a Giovannino Guareschi, scrittore, umorista e polemista e al suo celebre “Contrordine, compagni” riferito oltre mezzo secolo fa ai militanti dei partiti comunista e socialista, ritenuti dal liberale Guareschi così stupidi da adeguarsi pedissequamente , allineati e coperti, alle più assurde e contraddittorie indicazioni purchè provenissero dai competenti organi statutari dei partiti. .Qua compagni ce ne sono ormai pochi, per lo più in attesa di ordini non si sa né da chi né da dove, ma mentre gli ordini di Berlusconi possono anche non essere eseguiti, i contrordini meritano attenzione. Non esistono fogli notizie, mailing list , email , bollettini: ordini e contrordini vengono diramati in manifestazioni pubbliche. E se una volta si diceva carta canta, il creatore della televisione privata italiana non può che puntare sul video e sull’audio delle sue performance. Parlare di riforme istituzionali ha creato divisioni all’interno della coalizione? Il problema si risolve semplicemente togliendo momentaneamente il tema dall’agenda in attesa di tempi migliori. E’ chiaro che per eseguire questo contrordine non occorre fare assolutamente nulla. Il dibattito interno? A tutto il Popolo della Libertà basta e avanza il ticchettio del cuore del premier: dibattito rigorosamente bandito, preferito il battito Questa è la politica per Berlusconi. Unità ad ogni costo della coalizione sotto la sua leadership, garantita da partiti amici, come la Lega, a cui a volte si riconosce di più di quanto si sia disposti a dare ad alcune frange dello stesso Popolo della Libertà: talora a beneficiarne è addirittura la spesso demonizzata Unione di Centro, che quando si schiera con il Popolo della Libertà ottiene molto di più della componente cattolica del Popolo della Libertà capitanata dal povero Giovanardi, che, per sottrarsi alle grinfie di Casini, è finito con il dipendere dagli umori di Berlusconi e sodali. Le riforme istituzionali? Verranno tempi migliori: per intanto ci consoliamo. Non è vero che “L’esecutivo non ha poteri nella nostra Costituzione” , come lo stesso Berlusconi diceva due settimane. Si puo’, nonostante i patrigni costituenti tirare avanti. D’altra parte Calderoli non ha nulla in contrario. La sua bozza di riforma presidenziale , che tanto putiferio ha creato, può andare momentaneamente in letargo. E’ pronto a ritirarla fuori alla prima occasione: evidentemente la riforma che lui e Bossi credevano così importante non lo era, ma, come insegna Berlusconi, può sempre ridiventarlo. Solo in questo Berlusconi risponde ai dettami della politica tradizionale: mai dire mai: A meno che non si parli delle sue …vecchie aziende.

sabato 17 aprile 2010

Berlusconi, direttore del teatro più stabile d'Italia, quello della politica

Berlusconi , ancora una volta gran maestro di sdoganamenti. In cerca di voti che gli consentissero al primo colpo di diventare capo del governo,17 anni fa ebbe la geniale intuizione di fare suoi i voti di Alleanza Nazionale, dando a quel partito quella legittimazione politica che ha poi fatto di Fini per quindici anni un alleato fedele, nonché il cofondatore del Popolo della Liberta, ultima creatura di un metodo che applica alla politica il criterio dell’innovazione, proprio dell’imprenditoria. . Ma si sa gli umori dell’elettorato cambiano e nessuno meglio di Berlusconi (i risultati elettorali lo confermano) sa annusarli in anticipo. Sondaggi e rilevazioni dell’ultimo anno gli hanno suggerito di operare, in occasione delle recenti regionali, un ulteriore parziale sdoganamento: qui l’operazione è stata più audace , perché riguardava la Lega, un movimento che godeva di forti consensi in un’area del Paese, già parte del governo(anche se i suoi ministri sono solo tre e quelli del Popolo della Libertà 21) ma con una legittimazione non piena proprio per questa originaria matrice regionale. Il rischio consapevole e volutamente corso era favorire un’emorragia di voti dal Popolo della Libertà alla Lega , cosa puntualmente avvenuta in Veneto, molto meno in Piemonte , dove Cota si trova presidente della Giunta con un partito al 16%: ma è ben valsa la pena di perdere questi voti a fronte della gratitudine imperitura che la Lega tutta avrà nei fronti di Berlusconi per questa investitura. L’analisi costi-benefici dà ancora una volta ragione a lui.La fedeltà degli alleati , anzitutto: tutti accomunati dal credere nella politica – ne è limpida testimonianza la riforma della forma di Stato propugnata dal ministro Calderoli - e dall’aspirazione di passare alla storia con la riforma dello Stato, mentre Berlusconi , paradossalmente, fa il pieno di consensi quando ostenta l’insofferenza per le regole (condivise o meno, alla base di qualsiasi gestione democratica del potere e di riforma dello stesso) e la scarsa considerazione per chi fa della politica una scelta di vita e di..sostentamento. Mentre i suoi alleati credono di muoversi in un ipotetico scenario che guarda alla storia, Berlusconi, da vero e unico imprenditore della politica, guarda al contingente , è pragmatico.C’è molto di grottesco in tutto questo. Il suo motto è “campare” e restare , comunque, regista di quel gran teatrino della politica che ha solo finto di disprezzare allo scopo di costruirne un altro, con nuovi personaggi e insuperabili interpreti, di cui è rimasto l’unico puparo. Insomma la politica tenuta in vita da chi nell’intimo la reputa uno strumento per altri fini, non un fine in sé, come pensano leghisti, finiani e parecchi anche nel popolo della Liberta La sola certezza riguarda un futuro , in cui Berlusconi possa non esserci: non l’ha mai detto, ma se dovesse dire qualcosa probabilmente ricorrerebbe allo stereotipato “Dopo di me il diluvio”. Buona norma in questi casi è preparare l’Arca: c’è qualcuno che si candida a fare Noè? Probabilmente ai partiti di opposizione , alla luce di tanto ingegno imprenditoriale profuso in politica, non è rimasto altro spazio che questo.

domenica 11 aprile 2010

Diritto in-costituzionale: mai come adesso l'esecutivo ha avuto tanto potere nella storia della Repubblica italiana. A che pro dire il contrario?

“Nella nostra Costituzione l’esecutivo non ha alcun potere” Anche così il presidente del Consiglio motiva l’urgenza delle riforme istituzionali: e lo fa, davanti agli industriali a Parma, con una frase lapidaria, che potrebbe essere in buona fede pronunciata da qualsiasi cittadino ma non da chi ha ricoperto negli ultimi nove anni per più di sette questo ruolo.Il Governo, infatti, giura e, conseguentemente, entra in carica solo dopo che il Capo dello Stato abbia accertato, attraverso la consultazione dei segretari delle forze politiche, che la maggioranza dei componenti di ciascuna Camera voterà la fiducia. Non esiste nella nostra Costituzione un operare del Governo separato da quello del Parlamento: quando si presenta al Parlamento il Governo può contare per far approvare i disegni di legge sul sostegno della maggioranza dei componenti di ciascuna Camera. La Costituzione attribuisce al Governo il potere di iniziativa legislativa , proprio perché è l’organo per le ragioni appena esposte che più facilmente può far approvare le leggi. Molto più di un singolo parlamentare, di un Consiglio Regionale o dei 50mila e più cittadini che possono presentare disegni di legge di iniziativa popolare: progetti destinati nella quasi totalità a non essere mai discussi e approvati dalle Camere, e a decadere alla fine della legislatura, ben diversamente da quanto accade per i disegni di legge governativi. Tant’è che quando non ha più il sostegno della maggioranza dei parlamentari, il Governo si deve dimettere. La frase di Berlusconi , se vuole avere un senso compiuto, non può che comportare il venir meno dell’approvazione dei disegni di legge presentati dal Governo da parte del Parlamento: ma , come anche gli Stati Uniti insegnano con il recente esempio della riforma sanitaria così faticosamente fatta approvare da Obama dal Congreso e dal Senato americani ( le due Camere di quel paese), qualsiasi repubblica (semi) presidenziale ha bisogno di un parlamento, formato di un a o più Camere. E le proposte dell’esecutivo debbono essere approvate dal parlamento. E allora ? La frase di Berlusconi è priva di senso compiuto: tant’è che, da due anni, grazie al voto di fiducia i disegni di legge così come escono dal Consiglio dei Ministri vengono approvati dal Parlamento. Nella storia della Repubblica italiana l’esecutivo non ha mai avuto tanto potere come da quando Berlusconi è capo del governo.

sabato 10 aprile 2010

Realizzare un sogno: ideare e costruire la scuola per i propri figli!!!!

Felicitazioni vivissime alla neo mamma Maria Stella Gelmini ministro dell’istruzione e della ricerca, l’unica genitrice che ha nel nostro Paese due ambitissime opportunità: anzitutto la possibilità di ideare e progettare , in base alle opinioni sue e della maggioranza che la sostiene, la scuola che frequenterà la sua prole ( assieme ai figli di milioni di italiani, cui le approvazioni a colpi di fiducia dei provvedimenti del governo Berlusconi in materia di scuola, l’unico settore che si sta veramente riformando, hanno precluso la possibilità di dare qualunque contributo ai cambiamenti in atto); in secondo luogo far testare ai propri figli la bontà di quanto da lei progettato e studiato per le future generazioni , sperimentando in corpore vivo tutti gli aspetti positivi decantati negli ultimi due anni sulla scuola italiana del secondo decennio del 21° secolo.
Ovvio che per realizzare tutto questo dovrà far frequentare alla figlia una scuola rigorosamente pubblica fin dal nido. Ne avrà il coraggio?

venerdì 9 aprile 2010

UNA CAMERA DEI DEPUTATI FORMATA NON DA ELETTI DAL POPOLO, MA DA NOMINATI DEI PARTITI HA LE CARTE IN REGOLA PER MODIFICARE LA COSTITUZIONE?

Siamo reduci da una campagna elettorale segnata dall’aspro conflitto, interno ed esterno ai partiti, tutto giocato sul filo delle preferenze per il rinnovo di consigli comunali e regionali , di presidenti regionali e sindaci , in cui il rilievo dato alla persona del singolo candidato giunge al punto di legittimare il voto disgiunto. In questo fine settimana avremo l’epilogo di questa vicenda con i ballottaggi in comuni e province, in cui appunto vengono prima le persone candidato che le forze politiche che le sostengono. A fronte di tutto questo assistiamo alla riscoperta da parte delle forze politiche di maggioranza del tema, prima accantonato, delle riforme: d’altra parte come i sindaci nell’arco di una legislatura non possono non metter mano agli strumenti urbanistici, i vecchi piani regolatori ora a seconda delle Regioni piano strutturali o operativi, per dimostrare che han fatto qualcosa, chi sta a Palazzo Chigi non può non prevedere di fare qualcosa per riformare la seconda parte della Costituzione. Magari male, come fece questa stessa maggioranza nel 2006, come ha dimostrato l’esito del referendum confermativo del giugno 2006 in cui il voto popolare ha bocciato la riforma. Le cose , da allora, sono cambiate: infatti la legge elettorale del 2006 ha eliminato per l’elezione dei Deputati quelle preferenze che sono state non solo al centro di questa ultima tornata amministrativa ma addirittura per 60 anni, dalla Costituente alla Camera dei Deputati del 2001 , lo strumento attraverso cui l’elettore poteva scegliere il proprio rappresentante al Parlamento. Sorge spontanea una domanda: è legittimata una Camera dei Deputati formata da rappresentanti del popolo non eletti direttamente bensì nominati dalle segreterie delle forze politiche (si è chiamati a rappresentare il popolo in ragione della posizione che si occupa nella lista) a riformare la Costituzione, ovvero la legge suprema che regolamenta competenze, attribuzioni e funzionamento di tutti gli organi dello Stato e degli altri enti pubblici ? Nel votare un’eventuale riforma saranno i deputati più attenti alla volontà degli esponenti delle forze politiche, da cui dipende la loro riconferma nelle liste per il rinnovo della Camera dei Deputati, o alla volontà del popolo che li ha eletti, incessantemente evocata dal presidente del consiglio negli ultimi due anni ?

venerdì 2 aprile 2010

LE PRESE DI POSIZIONE DI ZAIA E COTA SULLA PILLOLA ABORTIVA SONO SOLO FONTE DI DISINFORMAZIONE

I neo presidenti delle Giunte Regionali di Veneto e Piemonte hanno dichiarato a gran voce che la decisione se somministrare o meno la pillola antiabortiva spetta alle Regioni ordinarie in quanto , in base all´art. 117 Costituzione la sanità è materia che rientra , non essendo ricompresa fra le materie attribuite alla competenza esclusiva dello Stato ,in quelle la cui disciplina deve essere emanata dalle Regioni. La presa di posizione è, a dir poco, discutibile
in quanto lo stesso art.117 attribuisce allo Stato la "determinazione dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazional".La
decisione su quali farmaci possono essere utilizzati per i trattamenti sanitari
rientra a pieno titolo fra i diritti sociali che debbono essere garantiti in
modo uniforme su tutto il territorio italiano: per cui non è ciascuna Regione
competente in maniera esclusiva in materia sanitaria a poter decidere quali
farmaci possono essere somministrati, ma la questione eventualmente dovrà essere preliminarmente affrontata nella Conferenza Stato - Regioni che vede appunto i presidenti di quest'ultime confrontarsi con lo Stato anche sulle tematiche di esercizio della potestà legislativa. Francamente un conto è non condividere l'introduzione nel nostro sistema della cosidetta pillola abortiva come cittadino, un conto è esprimere questa opinione come rappresentante dell'Ente che è tenuto a dare attuazione a decisioni legittimamente assunte in contesti romani. Spiace dirlo, ma esprimersi nei termini usati da Zaia e da Cota su una questione così delicata crea vera e propria disinformazione. La via corretta sarebbe stata seguire l'approccio appena illustrato: e visto anche il tenore degli inviti rivolti ai direttori generali delle Asl a non applicare questo trattamentoon non si può che pensare a intenti strumentalizzatori. Ma è più crticabile l'atteggiamento di chi intende applicare la legge nazionale o di chi invita a boicottarla? La cosa è tanto più grave se si pensa che la forza politica che esprime questi due presidenti ha tutti gli strumenti democratici per far affermare i principi di cui intende farsi portatrice anche in contesto romano. Se si vuol fare dell'Italia uno stato confessionale, lo si dica: non faremmo che prendere l'esempio dei tanto vituperati paesi in cui la religione di stato è quella mussulmana.Altra via non esiuste.

martedì 30 marzo 2010

SE L'"APE" ZAIA E'VOLATA COSI' IN ALTO;,DEVE RINGRAZIARE SOLO BERLUSCONI

Alla luce dell'andamento delle elezioni si impone per i quadri veneti del Popolo della Libertà una riflessione sui risultati. Non è mai accaduto che un partito che ha governato per 15 anni una Regione sia stato premiato con una flessione del 5% rispetto alla precedente tornata elettorale: e che il partito che gli era alleato incrementasse in misura così rilevante i consensi. La verità è che Berlusconi ha svenduto in Veneto il primato del partito da lui così orgogliosamente fondato 16 anni fa in cambio dell'appoggio incondizionato da parte dei parlamentari leghisti alla Camera e al Senato ai suoi disegni di legge blindati che passano , espropriando da due anni il Parlamento delle sue prerogative, a suon di voti di fiducia. E' triste dirlo, perche c'è in questo momento in Veneto chi crede di dover festeggiare. Ed invece è stata calpestata la dignità e autonomia di un partito come il Popolo della Libertà in cui tanti veneti hanno riposto, pur nei suoi mutamenti ,tante speranze: si parla di federalismo da attuare, ma se coloro che devono portarlo avanti sono scelti fra Roma e Arcore, si può credere che potranno godere di quell'autonomia e onestà intellettuale che un progetto così ambizioso esige?Non dovranno rendere conto, in primo luogo, invece che al popolo che li ha eletti a chi li ha messi nelle condizioni di ricoprire quel ruolo, come del resto accade da due legislature anche ai deputati che grazie alla legge Calderoli non perdono tempo a interessarsi dei problemi del loro elettorato, tanto la loro riconferma non dipende da chi li vota (ma non può sceglierli) ma da chi li ha messi al posto giusto in lista? D’altra parte va pur detto che , essendo il Popolo della Libertà nelle sue diverse versioni una creatura di Berlusconi, con buona pace dei militanti il premier si ritiene in diritto di farne quello che vuole: non si estende, forse, nel nostro ordinamento il diritto del proprietario sino alla distruzione del suo bene? I prossimi mesi e anni ci diranno se il neo presidente Zaia riuscirà a vincere la sfida più grande che lo attende quella di emancipare sé , la Giunta che presiederà e il movimento che si riconosce in lui da questo “peccato”, tutt’altro che originale, anzi sempre più diffuso, viste le perverse logiche che ispirano la cooptazione del potere nell’Italia odierna.

SE L'"APE" ZAIA E'VOLATA COSI' IN ALTO; DEVE RINGRAZIARE SOLO BERLUSCONI

Alla luce dell'andamento delle elezioni si impone per i quadri veneti del Popolo della Libertà una riflessione sui risultati. Non è mai accaduto che un partito che ha governato per 15 anni una Regione sia stato premiato con una flessione del 5% rispetto alla precedente tornata elettorale: e che il partito che gli era alleato incrementasse in misura così rilevante i consensi. La verità è che Berlusconi ha svenduto in Veneto il primato del partito da lui così orgogliosamente fondato 16 anni fa in cambio dell'appoggio incondizionato da parte dei parlamentari leghisti alla Camera e al Senato ai suoi disegni di legge blindati che passano , espropriando da due anni il Parlamento delle sue prerogative, a suon di voti di fiducia. E' triste dirlo, perche c'è in questo momento in Veneto chi crede di dover festeggiare. Ed invece è stata calpestata la dignità e autonomia di un partito come il Popolo della Libertà in cui tanti veneti hanno riposto, pur nei suoi mutamenti ,tante speranze: si parla di federalismo da attuare, ma se coloro che devono portarlo avanti sono scelti fra Roma e Arcore, si può credere che potranno godere di quell'autonomia e onestà intellettuale che un progetto così ambizioso esige?Non dovranno rendere conto, in primo luogo, invece che al popolo che li ha eletti a chi li ha messi nelle condizioni di ricoprire quel ruolo, come del resto accade da due legislature anche ai deputati che grazie alla legge Calderoli non perdono tempo a interessarsi dei problemi del loro elettorato, tanto la loro riconferma non dipende da chi li vota (ma non può sceglierli) ma da chi li ha messi al posto giusto in lista? D’altra parte va pur detto che , essendo il Popolo della Libertà nelle sue diverse versioni una creatura di Berlusconi, con buona pace dei militanti il premier si ritiene in diritto di farne quello che vuole: non si estende, forse, nel nostro ordinamento il diritto del proprietario sino alla distruzione del suo bene? I prossimi mesi e anni ci diranno se il neo presidente Zaia riuscirà a vincere la sfida più grande che lo attende quella di emancipare sé , la Giunta che presiederà e il movimento che si riconosce in lui da questo “peccato”, tutt’altro che originale, anzi sempre più diffuso, viste le perverse logiche che ispirano la cooptazione del potere nell’Italia odierna.

domenica 21 marzo 2010

AL POSTO DEL SENSO DELLO STATO IL SENSO DELLA...REGIONE?

La proposta di Bossi di consentire a Zaia di mantenere in caso di elezione a presidente della Regione del Veneto anche la carica di ministro è esemplificativa della scarsa consapevolezza dei problemi che anima i massimi esponenti – si parla del ministro delle riforme - della politica di questi nuovi anni.
Esistono tutta una serie di materie in cui il nostro ordinamento prevede una potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni, in cui Stato e Regioni debbono trovare un accordo per legiferare a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. Come è possibile, a lume di logica, che una persona possa essere al tempo stesso componente del Consiglio dei Ministri , in cui è incardinato il potere esecutivo e di iniziativa legislativa con buone possibilità di successo, visto che possiede la maggioranza nelle Camere, e presidente di una delle Regioni, portatrice di interessi diversi e contrapposti, non per scelta ma per il diverso ruolo affidato a Governo e Regioni dalla Costituzione?La cosa è improponibile a lume di logica. Eppure , dichiara il costituzionalista De Nardi intervistato dal Corriere del Veneto, sarebbe possibile se la Regione Veneto avesse esercitato la facoltà di darsi una legge elettorale (cosa che non ha fatto) prevedendo espressamente che il presidente della Giunta Regionale non fosse componente del Consiglio. Insomma l’incompatibilità è fra ministro e componente del Consiglio Regionale , quale il futuro presidente della Regione sarà in base alla normativa in vigore al momento della sua elezione. Le nefaste conseguenze dell’erronea applicazione all’esercizio di pubbliche funzione del principio “tutto ciò che non è proibito è consentito “ non hanno fine: dopo i doppi , tripli incarichi , parlamentare, componente del governo, ai vertici di enti locali, avremo anche questa commistione fra potere delle Regioni ed esecutivo ? Francamente sono cose che nessun politico o giurista di buon senso avrebbe potuto nemmeno ipotizzare sino a qualche anno fa, tant’è che sono numerosi i casi di conflitti di attribuzione e competenze sollevati fra Regioni e Governo davanti alla Corte Costituzionale. Ma questi nuovi politici hanno sostitutito al senso dello stato quello delle Regioni, come se quest’ultime non facessero parte dello Stato ?

Doppi e tripli incarichi?Alla base dello sconcio l' estensione all'esercizio di funzioni pubbliche del principio "Ciò che non è vietato è consentito"

Con i partiti in mano ai vertici proliferano i doppi e tripli incarichi , non interni al partito ma nell'esercizio di funzioni pubbliche. Evidentemente i capi preferiscono avere a che fare con poche persone con tanti incarichi piuttosto che con tante persone con un incarico ciascuna. E la ragione è sin troppo ovvia . Questi incaricati capiscono al volo, se non addirittura anticipano il capo. Che è il "non si può di più e di meglio". E il solito odioso ritornello" Ciò che non è vietato è consentito". Principio che può valere quando si tratti di avviare un'attività economica, non certo di stabilire chi eserciterà una funzione pubblica. Esistono così evidenti questioni di opportunità e di esercizio di diversi poteri che nessun esponente di partito si sarebbe in passato sognato di concentrare su singole persone più compiti: anche perchè i partiti , almeno in passato, rispettavano il dettato costituzionale e aspiravano ad avere un ordinamento a base democratica e dovevano accontentare diverse componenti. Ora non è più cosi: siamo in mano agli autocrati e queste sono le conseguenze.

ESERCITIANO ASSIEME AL DIRITTO DI VOTO ANCHE QUELLO DI DARE LA PREFERENZA:LO STATO CE LI HA DATI, GUAI A CHI LI METTE IN DISCUSSIONE

Dal 1946 la preferenza è uno degli strumenti dato all’elettore per decidere da chi farsi rappresentare all’interno delle liste proposte dai partiti . Certo, come in tutti i casi in cui c’è una legge a regolamentare l’attività della Pubblica Amministrazioni o i rapporti fra questa e i cittadini o fra i cittadini , è frequente il sopraggiungere di elementi che possono indurre a valutare in maniera negativa le conseguenze nella pratica dell’applicazione della legge. Ma ciò non deve mai me
ttere in discussione la bontà dello strumento: sono gli interpreti (ovviamente altri uomini , a volte diversi, a volte gli stessi che hanno fatto la legge ) con le loro discutibili letture pratiche a inquinare ogni strumento, anche il migliore. Non è un caso che l’ultimo vero movimento di popolo nell’Italia degli ultimi vent’anni, la stagione seguita allo scoppio di Tangentopoli in cui la classe politica ha almeno tentato di mettersi in sintonia con le istanze della base, non solo non si è mai sognato nel 1993 di togliere la preferenza ma l’ha ridimensionata per le elezioni comunali e regionali, eliminando un possibile effetto distorsivo, quello causato dalla pluralità di preferenze che potevano favorire un mercato di scambio delle stesse. La preferenza in questi giorni che precedono le consultazioni amministrative ha il sapore del retaggio di un’epoca definitivamente archiviata nel 2006 per le elezioni politiche grazie alla legge Calderoli, che ha espropriato gli elettori della preferenza per le elezioni dei deputati , mettendo nelle mani delle segreterie dei partiti che fanno le liste la scelta di chi effettivamente ci rappresenta a Montecitorio. Esercitiamo non solo il diritto di voto, ma ancor più il diritto ancora ad esso abbinato di dare la preferenza: male che vada, avremo almeno qualcuno, persona fisica, con cui prendercela. Guardiamoci dal qualunquismo !

domenica 7 marzo 2010

E 'paradossale: ha più senso dello Stato (italiano) il Consiglio degli Affari Giuridici della Cei che il governo italiano

Da oltre Tevere vengono affermazioni che nei quasi 150 anni di storia dell'Italia, settanta dei quali segnati da tormentati rapporti con il Vaticano,mai si sarebbero immaginate. Le dichiarazioni di Mosignor Nogavero dimostrano, ci fosse ancora qualche dubbio, che ha più senso dello Stato (italiano) un organismo esterno al nostro Stato , per carità pur sempre formato da prelati italiani, del nostro governo. Questa presa di posizione scatenerà le ire di chi non percepisce il baratro, ben più grave della crisi economica, in cui sta precipitando un Paese in cui le regole sono viste con inspiegabile insofferenza da chi è ai vertici del governo: invece che garantire tutti (questa è la loro funzione) sono considerate lo strumento che impedisce l'affermarsi della volontà di un principe che, quanto ad acume, ha ben poco a che vedere con quello di Macchiavelli. A quando la Cei andrà oltre le forme prendendo posizione su specifici contenuti? E' inspiegabile il silenzio sulla strumentalizzazione a fini politici che hanno fatto del Crocefisso e della religione cattolica i leghisti, dando ad intendere di essere loro,il ministro Zaia in testa , i difensori della cristianità, quando invece, nel loro quotidiano agire politico, ne calpestano i fondamenti. Ma deve continuare a dirlo Sinistra e Libertà, Italia dei Valori? Quando lo dirà la Cei, che ha in questa occasione dimostrato di non aver remore a dissociarsi da chi sta affondando i principi del nostro Stato

sabato 6 marzo 2010

La spesa per la cultura è una risorsa

Circa l'appello di intellettuali, politici e associazioni per evitare la contrazione degli stanziamenti per la cultura e lo spettacolo nell'esercizio finanziario 2010 del bilancio della Regione Veneto mi sembrerebbe proprio il caso di uscire dall'equivoca contrapposizione fra una spesa pubblica produttiva, come sarebbero quelle per gli ammortizzatori sociali e a sostegno del rilancio dell'economia in generale (come se fosse solo il "made in Veneto"),e una improduttiva, come sarebbe appunto quelle per l'istruzione e la cultura. "Noi sappiamo che anche attorno alle cose della cultura , quando queste siano poste nella condizione di operare nel rispetto di qualità e continuità della proposta e dell'offerta, si sviluppa sempre una consistente ricaduta economica, che arreca grandi benefici a tutti coloro che fanno parte di un articolato sistema, di sicuro al centro di tutto ciò che attiene a una reale qualità della vita"E' un passo dell'appello lanciato, da cui emerge con chiarezza come, ancor più in un momento di crisi economica, la spesa pubblica per la cultura e lo spettacolo debba essere vista non come una passività ma un investimento, una risorsa con cui sostenere concretamente la qualità di un''offerta in grado di soddisfare una domanda di turismo culturale , concentrata nelle città d'arte, in primis Venezia, spesso sottovalutata nel contesto economico veneto. Spesa pubblica per la cultura e lo spettacolo, quindi, per il futuro non più una voce in passivo ma un investimento di cui traggono da sempre vantaggio alcuni operatori economici come albergatori, agenzie di viaggi e quanti lavorano nel campo dei servizi nelle città d'arte: forse oltre agli enti locali e alla Regione sarebbe bene che anche quest'ultimi, direttamente beneficati, cominciassero a prendere in esame l'opportunità di sostenere una cultura che non alimenta solo lo spirito ma anche i loro portafogli.
14 dicembre 2009

Con gli amici le leggi si interpretano, con gli avversari si applicano

Le leggi...con gli amici si interpretano , con gli avversari si applicano. E' una frase di Giovanni Giolitti da rispolverare, visto quanto sta accadendo. Sono interpretazioni definite dai giuristi autentiche , il che significa che sono opera dello stesso organo che ha emanato le norme da interpretare, in questo caso ,trattandosi di legge elettorale, il Parlamento. Beato Giolitti: se voleva fare un piacere ad un amico, lo faceva e non gli occorreva emanare un decreto legge e farlo convertire dal Parlamento. Ma qui, si dice, vengono messe in discussione le regole del gioco: direi di più, qui viene messa in discussione, con la incriminata norma transitoria che fa esplicito riferimento ai ricorsi per le liste regionali di Roma e Milano, il principio della generalità ed astrattezza della norma giuridica, per cui le norme giuridiche debbono fare riferimento ad ipotesi di fattispecie, non prevedere soluzioni per casi già verificatisi e aperti. Non c'è molto da stupirsi, in fin dei conti il premier non fa che applicare per l'ammissione alle elezioni delle sue liste lo stesso metodo che ha fatto di Mediaset assieme alla Rai i due poli dell'emittenza televisiva in Italia: mettere il legislatore nella condizione di non poter provvedere diversamente perchè il fatto (Mediaset nel '90 non aveva concorrenti) era già compiuto. Solo che qui non era come allora voluto. I partiti controinteressati si costituiranno al Tar per eccepire l'incostituzionalità della legge ?
C’è veramente da auspicarlo.

domenica 28 febbraio 2010

AUMENTO DELLE INSUFFICIENZE?BASTA NUMERI; DITECI QUALCOSA CHE ABBIA LA PARVENZA DI PEDAGOGICO

Purtroppo dal ministero dell'istruzione da due anni vengono dati letteralmente
i numeri della scuola, suddivisi fra esuberi degli insegnanti e le esuberanze
degli studenti.Ogni occasione è buona per darne, con un messaggio subliminale
sotteso : la necessità di un sempre maggior rigore,che investa equanimemente
docenti e discenti, visto come panacea. La serietà che la ministra invoca per
la scuola, dovrebbe in primo luogo diventare regola nel dicastero cui lei
sovrintende: non solo tutte le componenti debbono vivere con maggior serietà la
scuola, ma in primo luogo chi fa le regole in base a cui si vive, si boccia e
si promuove a scuola dovrebbe prendere consapevolezza che negli ultimi due anni
ha agito e continua ad agire con assai poca serietà. L'incremento delle
insufficienze nel profitto e nella condotta non è un trofeo da esibire, ma un
dato su cui riflettere sotto il profilo pedagogico ed educativo, non
un'emergenza da tamponare ma un elemento oggettivo da cui ripartire perchè la
scuola e chi vi opera riannodi il filo , spezzato, che dovrebbe legarla al
corpo sociale.Tutto nella società odierna scredita la scuola: forse solo la
crisi economica potrà restituirle il ruolo che ha a lungo avuto come volano,
strumento per consentire al giovane, che non avesse i beni di fortuna di latina
memoria, di acquisire ruolo e considerazione nella società. L'aumento dei
bocciati sta a significare , in primo luogo, un'estensione dell'atteggiamento
di rifiuto della scuola così come è da parte degli studenti. Bisognerebbe
invece che fare i soliti appelli al rigore pensare SERIAMENTE come e dove
cambiare la scuola per renderla più aderente alle esigenze di famiglie e
studenti , non certo alle richieste di una realtà produttiva cui interessa non
l'educazione, ma l'addestramento.

venerdì 12 febbraio 2010

Il Paese dove tutti fanno il loro dovere non ha eroi...

La diffusa convinzione a diffidare , sempre e comunque, dell'emergenza è stata , purtroppo, rafforzata dalle cronache di queste ore. Anche nella vita di tutti i giorni a ciascuno di noi capita di incappare in esagitati signori e signore espertissimi nel crearne ad arte, istituzionalizzando , come sta cercando di fare il nostro governo con il drecreto legge sulla Protezione Civile Spa, , l'emergenza. Invece di istituzionalizzare tecniche e metodi per evitare il verificarsi di questi insani episodi,definiti emergenze, si istituzionalizza il ...pronto soccorso. Per motivi opposti e' sospetta tanto l'emergenza creata dall'alluvione, perchè c'è evidentemente chi non ha posto in essere i presidi di gestione del territorio e delle acque idonei a prevenirle, quanto l'opera pubblica che diviene emergente per dare tempi certi sulla sua realizzazione. Ma che ci sta a fare il Ministro per l'Innovazione e la Pubblica Amministrazione? Invece di fare la campagna elettorale per aggiungere ai suoi incarichi anche quello di sindaco di Venezia , si preoccupi di organizzare meglio il lavoro dei pubblici dipendenti, il cui apporto è fondamentale non nelle emergenze ma prima, per evitarne l'insorgere.Non basta che la gente si rechi al lavoro, bisogna assicurarsi che poi faccia qualcosa di utile per la collettività Ma si sa l'emergenza distrae,e gli italiani dei nostri giorni solo il nostro beneamato governo sa di quali e quante distrazioni abbisognino.Ma il nostro popolo ha bisogno di tutto meno che di eroi che finiscono in polvere . Non saranno mai abbastanza elogiate queste sempreverdi parole di Francesco Saverio Nitti " Il Paese dove tutti fanno il loro dovere, il Paese dove la solidarietà è grande , non ha eroi". Eroi e uomini forti sono fondamentali per ogni terapia conservativa del potere, quale che ne sia la base, il fondamento.

sabato 23 gennaio 2010

La certezza dell'impunità elettorale rende i consiglieri regionali del Veneto (purtroppo non solo di maggioranza) sempre più arroganti

L'elettorato italiano e veneto non ha memoria. Non sono i consiglieri che hanno votato contro l'emendamento Atalmi che voleva ridurre le indennità dei consiglieri regionali gli eredi delle forze politiche che hanno costruito il proprio consenso elettorale su corruzione del sistema e scandalo dei costi della politica dei partiti della Prima Repubblica? Amara considerazione questa di fronte ad un Consiglio Regionale che non riesce a approvare il bilancio regionale (e con la maggioranza che ha il governo regionale e l'imminenza delle elezioni questo comportamento ha un'arroganza giustificabile solo con la certezza della più inquietante impunità,non quella giudiziaria , bensì quella politica) e impedisce così il regolare pagamento degli stipendi di gennaio a decine di migliaia di lavoratori, che hanno la sola colpa di essere dipendenti pubblici. Insomma coloro che rivestono cariche elettive difendono la regolare liquidazione delle loro pingui indennità , ma non si curano di dar corso agli adempimenti che rendono possibile il regolare pagamento degli stipendi dei lavoratori pubblici. Giustamente questa maggioranza di Governo nazionale e regionale, di lotta (per i privilegi?) e di governo (delle disuguaglianze)candida come sindaco della città di Venezia il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta che, fra le innumerevoli dichiarazioni rese alla stampa , e non smentite o fraintese, può vantare la proposta di modificare l'art.1 della Costituzione. L'Italia non deve più essere una Repubblica fondata sul lavoro. Ci spieghino lor signori su cosa rifondarla.

mercoledì 6 gennaio 2010

L'armata brancaleone alle crociate contro Zaia

Quanto sta accadendo nel Pd nazionale e veneto, ci apre gli occhi sulle ragioni della maggior affidabilità per l'elettorato veneto della coalizione del centrodestra dove le decisioni sui candidati (non i nomi ma i partiti a cui appartengono) vengono prese da due irresistibili (sic!) vecchietti, il 73enne premier e il 68enne senatùr, davanti a un caminetto nel mausoleo di Arcore. Non entriamo nel merito delle pulsioni che animano vertici e base del sedicente centrodestra (che di liberalismo in 15 anni non ne ha praticato affatto ), ma la assenza di dibattito rinfranca quell'elettorato. Che, nonostante i continui ordini e contrordini, "Vota e tase". Non che la mancanza di dibattito sia un pregio: ma l'eccesso e a dismisura è sicuramente un danno per di più per una coalizione di centro sinistra che parte svantaggiata da 15 anni di opposizione condotta in maniera a dir poco discutibile. E' paradossale che , partendo con un handicap del genere, le forze (chiamiamole pure così, per carita di patria italiana, non veneta) trovino il modo di mettere in piazza una marea di candidati e di opzioni, al solo scopo di fare un braccio di ferro su chi perderà comunque la presidenza della Regione , ma con una percentuale di voti nella coalizione perdente più elevata. E tutto questo, mentre affermazioni e posizioni di Zaia,messo alle strette da parecchie contraddizioni fra il dire e il fare, stanno, come era prevedebile, facendo acqua da tutte le parti. Insomma, aspettiamo la prossima settimana come decisiva per la scelta di un candidato comune della coalizione, ma non si facciano illusioni gli elettori del centrosinistra: se l'uscita dell'Udc poteva aprire spiragli impensabili sino a pochi mesi fa, questa insperata opportunità è stata sino ad ora gestita nel peggiore dei modi.