Lettori fissi

sabato 23 gennaio 2010

La certezza dell'impunità elettorale rende i consiglieri regionali del Veneto (purtroppo non solo di maggioranza) sempre più arroganti

L'elettorato italiano e veneto non ha memoria. Non sono i consiglieri che hanno votato contro l'emendamento Atalmi che voleva ridurre le indennità dei consiglieri regionali gli eredi delle forze politiche che hanno costruito il proprio consenso elettorale su corruzione del sistema e scandalo dei costi della politica dei partiti della Prima Repubblica? Amara considerazione questa di fronte ad un Consiglio Regionale che non riesce a approvare il bilancio regionale (e con la maggioranza che ha il governo regionale e l'imminenza delle elezioni questo comportamento ha un'arroganza giustificabile solo con la certezza della più inquietante impunità,non quella giudiziaria , bensì quella politica) e impedisce così il regolare pagamento degli stipendi di gennaio a decine di migliaia di lavoratori, che hanno la sola colpa di essere dipendenti pubblici. Insomma coloro che rivestono cariche elettive difendono la regolare liquidazione delle loro pingui indennità , ma non si curano di dar corso agli adempimenti che rendono possibile il regolare pagamento degli stipendi dei lavoratori pubblici. Giustamente questa maggioranza di Governo nazionale e regionale, di lotta (per i privilegi?) e di governo (delle disuguaglianze)candida come sindaco della città di Venezia il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta che, fra le innumerevoli dichiarazioni rese alla stampa , e non smentite o fraintese, può vantare la proposta di modificare l'art.1 della Costituzione. L'Italia non deve più essere una Repubblica fondata sul lavoro. Ci spieghino lor signori su cosa rifondarla.

mercoledì 6 gennaio 2010

L'armata brancaleone alle crociate contro Zaia

Quanto sta accadendo nel Pd nazionale e veneto, ci apre gli occhi sulle ragioni della maggior affidabilità per l'elettorato veneto della coalizione del centrodestra dove le decisioni sui candidati (non i nomi ma i partiti a cui appartengono) vengono prese da due irresistibili (sic!) vecchietti, il 73enne premier e il 68enne senatùr, davanti a un caminetto nel mausoleo di Arcore. Non entriamo nel merito delle pulsioni che animano vertici e base del sedicente centrodestra (che di liberalismo in 15 anni non ne ha praticato affatto ), ma la assenza di dibattito rinfranca quell'elettorato. Che, nonostante i continui ordini e contrordini, "Vota e tase". Non che la mancanza di dibattito sia un pregio: ma l'eccesso e a dismisura è sicuramente un danno per di più per una coalizione di centro sinistra che parte svantaggiata da 15 anni di opposizione condotta in maniera a dir poco discutibile. E' paradossale che , partendo con un handicap del genere, le forze (chiamiamole pure così, per carita di patria italiana, non veneta) trovino il modo di mettere in piazza una marea di candidati e di opzioni, al solo scopo di fare un braccio di ferro su chi perderà comunque la presidenza della Regione , ma con una percentuale di voti nella coalizione perdente più elevata. E tutto questo, mentre affermazioni e posizioni di Zaia,messo alle strette da parecchie contraddizioni fra il dire e il fare, stanno, come era prevedebile, facendo acqua da tutte le parti. Insomma, aspettiamo la prossima settimana come decisiva per la scelta di un candidato comune della coalizione, ma non si facciano illusioni gli elettori del centrosinistra: se l'uscita dell'Udc poteva aprire spiragli impensabili sino a pochi mesi fa, questa insperata opportunità è stata sino ad ora gestita nel peggiore dei modi.