In oltre 100 paesi martedì 5 ottobre si celebra la Giornata Mondiale degli
Insegnanti, istituita dall’Unesco per sensibilizzare l’attenzione dell’opinione
pubblica sul ruolo e sull’importanza sociale dei docenti. E’ un momento
difficile per la scuola italiana : da un lato si sollevano riserve sull’
adeguatezza del livello di preparazione raggiunto dagli studenti italiani, dall’
altro assistiamo ad una consistente contrazione degli organici degli
insegnanti, motivata con una riforma sui cui contenuti di natura pedagogica
regna il mistero. Molto cospicui sono , quindi , i tagli di spesa della pseudo
-riforma . Le famiglie si muovono nella misura in cui sono interessate dai
tagli, ma, a differenza delle precedenti riforme scolastiche attuate nel
dopoguerra (scuola elementare nel ’55, media unica nel ’62), emerge , caso
unico nella storia dell’istruzione italiana , il carattere trasversale di una
riforma che in un colpo solo interessa tutti gli ordini di scuola
“pedagogicamente “ accomunati da una riduzione della permanenza oraria degli
alunni a scuola. Nessuno, ormai, nemmeno i sindacati, osa reclamare quel che
era ormai assodato:un qualunque intervento in materia di ordinamento
scolastico dovrebbe prevedere in appositi documenti motivazioni, finalità, il
carattere sperimentale a tempo di quanto si viene cambiando e,in futuro,
verifiche con correttivi sulla base della rispondenza di quanto è stato
realizzato rispetto a quanto si intendeva fare. Nulla di tutto questo: il
fronte dei pedagogisti, impegnato a vendere cara la pelle nel contesto
universitario di cui il Governo si sta assiduamente interessando con il
consueto risultato di ridurre le risorse , pare essersi dissolto.. Gli unici
docenti che continuano ad aumentare di numero (e costo) sono quelli di
religione: vengono messi in discussione ruolo e funzione degli insegnanti di
sostegno, che sono stati previsti e regolamentati da una legge approvata dal
Parlamento. Ma il disinteresse, ormai anche da parte della società civile per
la scuola, è significativa spia di un paese che guarda al passato, in cui non
si tutelano in maniera adeguata i diritti delle giovani generazioni e si
proteggono,invece, i privilegi di talune categorie forti: il fatto che non solo
si tagli sulle spese per bambini e ragazzi, ma non si faccia nulla per
sostenere la natalità dimostra ancora una volta la sensibilità dei poteri forti
alle urla di chi fa la voce grossa millantando consensi. . Bambini e ragazzi
non hanno voce, ancor meno ce l’hanno i nascituri . E gli insegnanti insieme a
alcune frange della società civile, memori del ruolo svolto da diverse
generazioni di docenti per la crescita morale e civile del Paese e dei suoi
abitanti, , non possono che rallegrarsi di questo omaggio reso dall’Unesco, ma
non possono non rammaricarsi della scarsa considerazione in cui ha dimostrato
di tenerli il governo in carica, non avviando alcun processo di condivisione
delle riforme in corso. Probabilmente non ce n’era nemmeno ragione: la riforma
in corso è tutta racchiusa nelle voci del bilancio dello Stato. Il calo degli
stanziamenti per l’istruzione è forse l’unico risultato che il governo in
carica si proponeva di raggiungere e l’unico che ha centrato, se si eccettuano
le leggi ad personam.
domenica 3 ottobre 2010
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