Lettori fissi

sabato 17 aprile 2010

Berlusconi, direttore del teatro più stabile d'Italia, quello della politica

Berlusconi , ancora una volta gran maestro di sdoganamenti. In cerca di voti che gli consentissero al primo colpo di diventare capo del governo,17 anni fa ebbe la geniale intuizione di fare suoi i voti di Alleanza Nazionale, dando a quel partito quella legittimazione politica che ha poi fatto di Fini per quindici anni un alleato fedele, nonché il cofondatore del Popolo della Liberta, ultima creatura di un metodo che applica alla politica il criterio dell’innovazione, proprio dell’imprenditoria. . Ma si sa gli umori dell’elettorato cambiano e nessuno meglio di Berlusconi (i risultati elettorali lo confermano) sa annusarli in anticipo. Sondaggi e rilevazioni dell’ultimo anno gli hanno suggerito di operare, in occasione delle recenti regionali, un ulteriore parziale sdoganamento: qui l’operazione è stata più audace , perché riguardava la Lega, un movimento che godeva di forti consensi in un’area del Paese, già parte del governo(anche se i suoi ministri sono solo tre e quelli del Popolo della Libertà 21) ma con una legittimazione non piena proprio per questa originaria matrice regionale. Il rischio consapevole e volutamente corso era favorire un’emorragia di voti dal Popolo della Libertà alla Lega , cosa puntualmente avvenuta in Veneto, molto meno in Piemonte , dove Cota si trova presidente della Giunta con un partito al 16%: ma è ben valsa la pena di perdere questi voti a fronte della gratitudine imperitura che la Lega tutta avrà nei fronti di Berlusconi per questa investitura. L’analisi costi-benefici dà ancora una volta ragione a lui.La fedeltà degli alleati , anzitutto: tutti accomunati dal credere nella politica – ne è limpida testimonianza la riforma della forma di Stato propugnata dal ministro Calderoli - e dall’aspirazione di passare alla storia con la riforma dello Stato, mentre Berlusconi , paradossalmente, fa il pieno di consensi quando ostenta l’insofferenza per le regole (condivise o meno, alla base di qualsiasi gestione democratica del potere e di riforma dello stesso) e la scarsa considerazione per chi fa della politica una scelta di vita e di..sostentamento. Mentre i suoi alleati credono di muoversi in un ipotetico scenario che guarda alla storia, Berlusconi, da vero e unico imprenditore della politica, guarda al contingente , è pragmatico.C’è molto di grottesco in tutto questo. Il suo motto è “campare” e restare , comunque, regista di quel gran teatrino della politica che ha solo finto di disprezzare allo scopo di costruirne un altro, con nuovi personaggi e insuperabili interpreti, di cui è rimasto l’unico puparo. Insomma la politica tenuta in vita da chi nell’intimo la reputa uno strumento per altri fini, non un fine in sé, come pensano leghisti, finiani e parecchi anche nel popolo della Liberta La sola certezza riguarda un futuro , in cui Berlusconi possa non esserci: non l’ha mai detto, ma se dovesse dire qualcosa probabilmente ricorrerebbe allo stereotipato “Dopo di me il diluvio”. Buona norma in questi casi è preparare l’Arca: c’è qualcuno che si candida a fare Noè? Probabilmente ai partiti di opposizione , alla luce di tanto ingegno imprenditoriale profuso in politica, non è rimasto altro spazio che questo.

Nessun commento:

Posta un commento